Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 20 maggio 2017


Fatima liquidata



Ci sono due vie per diventare refrattari alla realtà – alla realtà pura e semplice, quella che si mostra nella sua evidenza a chiunque abbia una mente sana. Una è quella del sentimentalismo narcisistico: ripiegato su ciò che “sento” o “non sento”, sono tutto teso a gustare le mie sensazioni, pensando di trovarvi Dio o di percepire la sua grazia quasi fosse un fenomeno fisico, piuttosto che un dono soprannaturale. L’altra è quella dell’intellettualismo contorto, che “piega” la realtà ai miei schemi mentali fino a farvi rientrare qualsiasi cosa, anche la più abnorme. Il denominatore comune è la centralità dell’io, che ha bisogno di garantire il proprio benessere. La seconda opzione è da sempre la specialità dei clericalismi di opposte sponde, ma anche la prima, grazie ai movimenti ecclesiali, si è conquistata un posto di tutto rispetto. Sono poi possibili anche varie combinazioni: per giustificare scelte dettate dall’emotività, posso sempre tentare ardite arrampicate sugli specchi con gli attrezzi della teologia, antica o moderna.

La prima opzione ha reso moltitudini di cattolici perfettamente malleabili dalla sistematica opera di mistificazione con cui si camuffa l’apostasia; basta fornire loro regolarmente occasioni per provare emozioni forti e inghiottono qualsiasi enormità: «È stato così bello…!». La seconda ha generato schiere di intellettuali dalle idee chiare e distinte con cui, in linea di principio, si può giustificare tutto e il contrario di tutto. In questo caso la vita cristiana si trasforma in un edificio concettuale che assicura la salvezza in base alla conoscenza di un insieme di dottrine e all’attuazione esterna di un certo numero di riti e precetti, con la benedizione di una grazia (o misericordia, a seconda del contesto) puramente nominale, tale da risolvere apparentemente l’impasse di esigenze evangeliche irrealizzabili con le sole forze umane. Di santificazione personale, in ogni caso, neanche a parlarne: il minimo sindacale per essere in regola diventa il massimo cui si possa aspirare; i Santi, sì, son brava gente, ma non oserai mica pretendere di imitarli?!?

Di quel fuoco divino che il Figlio di Dio è venuto ad accendere sulla terra (cf. Lc 12, 49), in un caso come nell’altro, non si vede traccia, salvo a farsi illusioni. Troppo pericoloso per i castelli di carte. È molto più comodo, in fin dei conti, continuare a sbraitare rabbiosamente contro gli scandali della “neochiesa” oppure, sull’altro versante, persistere nei patetici tentativi di normalizzazione con fette di mortadella sempre più spesse sugli occhi o, ancora, impastare tutto di melassa sentimentaloide con tanto di sospiri sapienti: «Finalmente! Ci voleva un papa così!». Di fatto, la vita dell’anima langue, rimpiazzata, a seconda degli ambienti, da dotte controversie, equilibrati aggiornamenti o esaltanti bagni di folla. Degli insegnamenti dei Santi si selezionano le profezie apocalittiche o, al contrario, le presunte anticipazioni del Vaticano II; detti ed esempi di ascesi e preghiera sono molto meno popolari, mentre le loro severe rampogne valgono sempre per gli altri…

I pastorelli di Fatima sono stati canonizzati perché hanno visto la Madonna? – si chiedeva in questi giorni un giovane sacerdote che prepara un dottorato in sacra teologia. Certamente no: non basta ricevere visioni per farsi santi, ci vuole un esercizio delle virtù portato ad un grado eroico. I bambini sono in grado di raggiungere l’eroicità delle virtù? A quanto pare, sì: Francesco e Giacinta, dopo aver visto l’Inferno, presero assolutamente sul serio l’invito della Signora a pregare e fare penitenza per i poveri peccatori, troppi dei quali vi finiscono perché non c’è chi si sacrifichi per loro. Perciò i due fratellini, finché non si ammalarono per la spaventosa epidemia detta “spagnola” (probabile frutto di un esperimento di guerra batteriologica sfuggito di mano), si gettarono a corpo morto, con la tipica radicalità dei bambini, nella recita di innumerevoli rosari e nella pratica di dure penitenze fisiche. Da ammalati offrirono le loro terribili sofferenze e la loro stessa morte per la conversione dei peccatori; Giacinta sopportò persino, per la stessa intenzione, un’operazione senza anestesia al petto, dove le si era aperta un’enorme piaga purulenta.

Come vedete, non siamo nel campo delle idee né dei sentimenti. I veggenti di Fatima – soprattutto Lucia – conoscevano bene il Catechismo ed erano cresciuti in un’intensa religiosità familiare, ma questo non esaurì la loro vita cristiana, bensì li dispose ad associarsi alla Passione del Signore e della Madre Sua, che aveva loro mostrato il proprio Cuore circondato di spine. Il vescovo vestito di bianco può pure ironizzare sul messaggio di Fatima per demolirlo senza darlo a vedere, poco prima di canonizzare due di loro senza nemmeno accennare al modo in cui si sono santificati e al motivo per cui la Chiesa li propone come esempi da imitare. La realtà tuttavia (quella realtà pura e semplice da cui siamo partiti) è che quel Gesù che «ha pagato per noi sulla Croce» ha sempre unito alle Sue sofferenze salvifiche, fin dall’inizio, dei cristiani che, come la Madonna sul Calvario, cooperassero con Lui per meritare la grazia della conversione ai peccatori ostinati che rifiutano la Redenzione ormai compiuta. Per essere salvi non basta – come ha insegnato quel disgraziato di Lutero e il suo moderno epigono ripete – convincersi di esserlo con una vaga fede in Cristo crocifisso. La «Maria abbozzata da sensibilità soggettive», in realtà, è proprio quella di Bergoglio, una «Santina» che ci incoraggia a confidare in una salvezza «a basso costo».

Ma ora, una volta respinte al mittente queste banali accuse con cui la massoneria si vendica di una mariofania che l’ha umiliata come nessun’altra, distogliamo lo sguardo da queste sciocchezze e rivolgiamolo altrove. Di nessun papa abbiamo mai scrutato il più piccolo motto fino a perderci il sonno; perché dargli questa soddisfazione? Anziché farci risucchiare nel vortice dello sdegno o, all’opposto, affannarci a raccogliere brandelli di cattolicità disseminati apposta per rassicurare i normalizzatori, imitiamo Francesco e Giacinta senza timore di apparire anacronistici: offriamo generosamente le nostre sofferenze a Dio mediante il Cuore immacolato di Maria per la conversione dei peccatori e l’autentico rinnovamento della Chiesa. Non è già forse un terribile dolore sentirsi orfani di Madre e di Pastore? Pensate a quanti rischiano di rimanere eternamente senza Dio per giusto castigo della loro ostinazione nel peccato, non perché abbiano “scelto” l’Inferno quasi fosse un’opzione fra le tante, come sostiene ancora il nostro dottorando in teologia… e adorate i disegni dell’infinita misericordia divina (quella vera, non l’immaginario colpo di spugna), che giunge a chiedere ad altri, in virtù della Comunione dei santi, di espiare e meritare al loro posto perché ciò non avvenga. Questo non è intellettualismo, né sentimentalismo, né sensibilità soggettiva o chissà cos’altro… ma la via della santità.

sabato 13 maggio 2017


Vaticano okkupato



Il terrore è palpabile negli uffici della Curia Romana. Cellulari e caselle di posta elettronica dei suoi funzionari sono tenuti sotto controllo. I membri di interi dicasteri sono stati rinnovati in senso progressista, i loro titolari – se rimasti al loro posto – completamente esautorati. I vescovi del mondo vivono con l’incubo di una rimozione infamante per “negligenza” nel trattamento dei casi di abusi. I professori delle facoltà teologiche vengono sorvegliati e le loro lezioni passate al vaglio per verificare che siano in linea con il “nuovo corso”. Chierici e religiosi sono segnalati ai superiori, se parlano anche solo un po’ troppo del Papa; chi lo attacca pubblicamente (cosa che sotto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI era all’ordine del giorno) è prontamente fatto a pezzi. Dal colle vaticano, dove regna un clima di sospetto e paura, alle estreme “periferie” della Chiesa Cattolica, dove può sparire chi non è omologato, ci si sente prigionieri di un vero e proprio regime totalitario. Non c’è che dire: è proprio la “chiesa della misericordia”…

Il Vaticano assomiglia sempre più a uno Stato occupato da una potenza avversa, l’inimica vis di Leone XIII. Questo potere estraneo, abusivo e menzognero è riuscito a impiantare nel cuore della cattolicità una sorta di Stato di polizia in cui non è ammesso il benché minimo dissenso. Un regime fondato sulla falsità, d’altronde, non può mantenersi se non spegnendo tutte le voci della verità: anche una sola può metterlo in crisi mostrando semplicemente l’assurdità e l’inconsistenza delle sue ragioni, che invece la massa, stordita da un’immensa macchina propagandistica, inghiotte come la cosa più naturale al mondo. Chi non può essere messo a tacere viene denigrato, diffamato, insultato con un astio impressionante, magari per mezzo di terzi (giornalisti e commedianti); chi continua a parlare nonostante le sanzioni è svergognato dall’apparato mediatico, anche con mezzi illeciti: la liceità degli atti è funzionale al potere e al suo mantenimento.

Il capo del partito non ha bisogno di esporsi più di tanto: usa i suoi tirapiedi per colpire oppositori e persone sgradite, a meno che la propaganda non li abbia resi così odiosi al pubblico da far apparire la purga come un giusto e doveroso intervento, il quale non fa altro che accrescere la sua popolarità indiscussa. I veri corrotti – sodomiti, faccendieri e maneggioni – restano “inspiegabilmente” ai loro posti (come il pervertito notorio scelto come prelato dello IOR), mentre il cardinal Pell, incaricato di rimettere ordine nelle finanze vaticane, è stato completamente screditato con scandali di pedofilia risalenti a trent’anni prima in cui non era affatto implicato. Chi invece ha realmente coperto abusi su minori è protetto dal capo o diventa addirittura vescovo, come avvenuto a Osorno, in Cile, nonostante le violente proteste di piazza. Chi poi ha esaltato senza ritegno un intimo amico defunto, pederasta incallito e promotore per decenni di aborto, droga, sodomia, eutanasia e quant’altro, sta e rimane alla testa di una Pontificia Accademia per la Vita ridefinita negli scopi e ricostituita con un ricambio totale. Sarà un caso che si sia fatto ritrarre nella sua ex-cattedrale in un affresco a tinte palesemente omoerotiche?

Strani criteri per una riforma… Ma in ogni regime che si rispetti è proibito sollevare questioni e finanche pensare. Se quanto dicono e fanno in alto ti sembra strano, sei o pazzo o reazionario: in una parola, non hai speranza. Se non ti eliminano fisicamente, ti annichiliscono moralmente: è come se non fossi mai esistito. Uno che l’ha sperimentato di persona ha paragonato l’odierno clima ecclesiale a quello della vecchia Unione Sovietica. Figlio di deportati in campo di lavoro, monsignor Schneider sa bene di che parla. Alla base, evidentemente, ci sono le stesse idee perverse miranti a dissolvere l’ordine stabilito da Dio, non solo nella società, ma anche nella Chiesa, al fine di assoggettare l’umanità al dominio di Satana. Quest’ultimo ubriaca le sue pedine con l’ebbrezza del potere e della popolarità mediatica, ma le tiene in pugno con le perversioni sessuali, in cui le fa sprofondare per renderle facilmente ricattabili, dopo averle attirate come mosche al suo proverbiale sterco, mammona. È proprio per mezzo di esso che distoglie dal servizio di Dio anche coloro che gli si sono votati per assoggettarli al proprio e danneggiare il più possibile, attraverso di loro, il sacro Tempio.

L’inaudita aggressione alla sovranità dell’Ordine di Malta, da parte di colui che è stato giustamente definito leader della sinistra mondiale (ossia della massonica political correctness), non mirava semplicemente alla reintegrazione di un “missionario” della contraccezione nei Paesi poveri (la quale rappresenta già di per sé un gigantesco business), ma ha probabilmente ben altre ambizioni: che la “Chiesa povera per i poveri” voglia metter le mani sull’enorme patrimonio gestito dai Cavalieri? Con un bilancio annuale di due miliardi di dollari, cadon di tavola briciole milionarie… Al pellegrinaggio internazionale a Lourdes, testè conclusosi, il delegato pontificio ha calorosamente perorato l’incremento del carattere religioso dell’Ordine come soluzione a tutti i problemi. Di fatto, però, la pesantissima intrusione della Santa Sede nel suo governo, in sostanza azzerato, ha dato ragione alla corrente tedesca, che lo vorrebbe laicizzare trasformandolo in ONG. Su cinque membri della commissione papale incaricata di indagare sul conflitto tra Festing e Böselager, quattro sono amici del secondo e tre di essi (fra cui l’arcivescovo Tomasi) sono coinvolti in una fantomatica società finanziaria che gestisce un lascito di centoventi milioni di euro di provenienza ignota. La denuncia di Festing contro la fiduciaria, dopo le sue dimissioni forzate, è stata – guarda caso – ritirata da Böselager, che ha con solerzia negoziato un accordo. Conflitto d’interessi? No di certo, se si lavora per i diseredati…

Chi ci ha perso la faccia, in questa squallida vicenda di squali, è stato il Cardinal patrono, che è a quanto pare caduto in un terribile tranello, tesogli proprio dal feroce dittatore. In un colloquio a quattr’occhi – come conferma in termini più diplomatici una lettera ufficiale – quest’ultimo si era mostrato sconcertato per l’immondo traffico di preservativi portato avanti da un’organizzazione cattolica in totale violazione del Magistero, chiedendogli anche di darsi da fare per purgare l’Ordine dai massoni. Da persona retta qual è, il buon Burke aveva evidentemente creduto alla sincerità dell’uomo biancovestito e si era mosso nel senso indicato, facendo involontariamente deflagrare il conflitto che ha fornito a quest’ultimo il pretesto per intervenire con un’ingiustificabile ingerenza, assolutamente illegittima e senza precedenti. La linearità di un cattolico non riesce nemmeno ad immaginare fino a che punto arrivi la slealtà e la perfidia di chi ha una mentalità marxista (e di quei giudei da cui il marxismo ha avuto origine).

Tutto questo non è certo un fatto isolato. Dove c’è puzza di sterco (del diavolo), c’è di mezzo l’alta finanza internazionale (ebraica pure quella), che tiene in pugno i governi occidentali e ora controlla anche la Chiesa Cattolica. La posta in gioco è altissima, la situazione umanamente disperata: non esistono, sulla terra, mezzi adeguati per debellare il nemico e vincere la guerra; soltanto con mezzi soprannaturali la possiamo spuntare. Sarà un’idea folle, ma in questo centenario di Fatima sembra che la Madonna ci suggerisca un’impresa da valorosi: penetrare nel campo avversario con un manipolo di arditi per compiervi un atto esplosivo. L’anno scorso, in più di un centinaio, ci siamo consacrati a Lei sulla tomba di san Pietro per riprendere simbolicamente possesso del cuore della cristianità. Quest’anno dobbiamo osare ben di più: consacrare il Vaticano stesso al Suo Cuore immacolato perché faccia crollare il regime abusivo che vi si è insediato, così da minare alla base la centrale della contro-chiesa, cooperando con il Cielo alla liberazione della Chiesa vera.

sabato 6 maggio 2017


Il Santo Eremo



In questo tempo di grandi tribolazioni, abbiamo un grande privilegio: possiamo vivere in quel Santo Eremo che è il Giardino del Cuore Immacolato di Maria, attorniato dal profumo di tanti Santi e Beati, in attesa che la purificazione dei cuori, che Dio porterà a compimento, porti al mondo un periodo di Pace, in cui rifiorirà l’Unità della Chiesa.

Con queste ispirate parole, un’anonima lettrice ci svela un segreto di importanza vitale in quest’epoca di prova e smarrimento. Esiste un luogo benedetto in cui possiamo stabilirci subito, soprattutto se ci sembra di non farcela più o di non avere più risorse. È un rifugio inattaccabile in cui regna una pace inalterabile, un eremo interiore che non ci separa fisicamente dal mondo in cui la volontà di Dio ci ha posto né dalle persone affidate alle nostre cure, ma che ci permette di abitare spiritualmente nel giardino di una Regina amabile e gentile, alla Sua presenza indescrivibilmente soave e in compagnia di tanti nobili dame e cavalieri. Là si è inebriati dal profumo di virtù sublimi e ricreati dalle acque cristalline della vita divina, nutriti dei saporosi frutti di luminose dottrine e rinfrancati dalla brezza rugiadosa dell’Eden. Là si può sicuramente incontrare il Re che passeggia, deliziandosi, nel Suo possedimento prediletto, in cui non è penetrato neanche il più piccolo germe di mala erba né mai alcuna bestia nociva.

Quel Cuore immacolato, che fa un tutt’uno con quello del Redentore, è la sorgente vivificante di tutte le grazie. In esso non si può certo perdere di vista il Primogenito della nuova creazione, che grazie all’assenso di quel Cuore è stato concepito e dal suo sangue nutrito per nove mesi. Dal grembo sigillato di Lei è uscito per risplendere quale Luce del mondo ottenebrato, così come da un sepolcro sigillato è risorto quale principio di eterna Vita per dare inizio al mondo rinnovato. Noi tutti, in Lui, siamo figli di Dio, realmente e non per metafora – non semplicemente Sue creature, ma esseri partecipi per grazia della Sua stessa vita grazie all’incorporazione all’Unigenito per natura. Colei che Lo ha messo al mondo nella carne ha rigenerato noi nello spirito; la Madre di Dio, proprio in quanto tale, è Madre della Chiesa. La Sua funzione materna nei nostri confronti non oscura affatto quella del Padre celeste, anzi ad essa rinvia e ad essa dirige: nessuna maternità può sussistere da sola né separarsi dalla realtà che l’ha innescata.

Ogni madre ha il compito inderogabile di designare il padre al suo bambino, che solo riferendosi a lui può assumere pienamente la propria identità sessuata. Tanti disturbi di orientamento affettivo, al giorno d’oggi, sono dovuti alla carenza di questa imprescindibile funzione materna, impedita da rapporti conflittuali tra i genitori, dall’assenza di un padre estromesso o, ancora più sovente, da una sua presenza insignificante per immaturità o da un ruolo preponderante della madre. Gli esempi di errori e distorsioni, in questo campo, purtroppo non mancano. La nostra Madre spirituale, invece, essendo tutta relativa al Figlio, è in pari tempo perfettamente unita al Padre dall’azione incessante dello Spirito Santo, di cui è ricettacolo perfetto e senza macchia. La Vergine Maria vive tutta nella Trinità ed è perciò l’archetipo, l’incarnazione e il totale compimento della Chiesa. Nella santa Messa, in ginocchio sul primo gradino dell’altare, Ella continua a offrire il Frutto delle Sue viscere e ad offrirsi con Lui in un’unica oblazione.

Questa associazione di una creatura all’atto redentore (compiuto da una Persona divina incarnata come soggetto principale, ma non unico) si è inserita in esso nel momento stesso del suo compiersi e, proprio per questo, ha reso possibile la nostra partecipazione successiva. Dio ha voluto che la Donna prendesse parte all’opera salvifica secondo una dinamica tipicamente materna, seppure per analogia. La Sua parte, come nella generazione fisica, non sarebbe stata possibile senza l’intervento del Salvatore, ma, pur essendo subordinata ad esso, è stata necessaria per la realizzazione del processo. Ora anche noi, rinati dalla Croce, possiamo associarci al Sacrificio per appropriarci dei suoi frutti e offrirci a nostra volta al Padre così da essere ammessi nella vita trinitaria, incessante e ineffabile circolazione d’amore. Solo dopo che il sacerdote ha offerto in riparazione dei peccati la Vittima pura, santa e immacolata, assumendoci nell’oblazione e rendendo così a Dio l’onore che Gli è dovuto, possiamo pronunciare in verità la preghiera dei figli, che il Signore stesso ci ha insegnato: Pater noster, qui es in cœlis…

È la preghiera che ci rimette in piedi davanti a Dio come creature rinate, rivestite di dignità regale e chiamate al Paradiso. È l’anticipo della nostra risurrezione, con la quale parteciperemo – se avremo perseverato sino alla fine nella fede e nella carità – a quella del nostro Primogenito, che con la propria immolazione ci ha riaperto la via dell’eternità. Tutto questo si è realizzato in modo perfetto ed esemplare nell’Eden spirituale degli ultimi tempi… giardino chiuso, ma più vasto dei cieli per aver accolto il Creatore e Redentore e, in Lui, tutti i rigenerati; fontana sigillata ai pensieri dei mortali, ma fluente all’infinito di grazie e di carismi per chi è stato illuminato. Chi ha bisogno di aiuto, lo chieda a Lei; chi cerca guida, si affidi a Lei; chi aspira alla santità, si immerga in Lei. Il nostro privilegio è veramente immenso, purché ci adoperiamo alacremente a purificare il nostro cuore da tutto ciò che lo rende indegno di dimorare in quel Giardino.

In operosa attesa, fervente di preghiera e carità fattiva, aspettiamo che Dio porti a compimento i Suoi disegni sull’umanità e realizzi la purificazione dei cuori, che sarà dolorosa per chi recalcitra o vi si oppone, ma motivo di consolazione per chi vi acconsente e collabora. È questo l’unico possibile fondamento della pace fra gli uomini, ma anche la condizione perché tutti i cristiani ritrovino l’unità e facciano brillare senza veli il mistero d’amore che fa di loro una cosa sola. Tali obiettivi sono irraggiungibili ai soli sforzi umani, che sia a livello politico o ecumenico: soltanto l’intervento divino può ottenerli, per intercessione della Madre della Chiesa e Regina dell’Universo. A noi compete unicamente cooperare come Lei; l’efficacia del nostro impegno sarà proporzionale all’umiltà e all’abnegazione, mediante un’appartenenza sempre più completa e profonda alla Madonna. Ogni più piccolo gesto buono, compiuto con Lei e offerto per le Sue mani, può farci progredire in questa mistica unione e contribuire alla salvezza del mondo.

sabato 29 aprile 2017


Sacro accecamento



Errore, ignoranza, plagio, ideologia, malizia, presunzione… possono essere tutte cause di cecità intellettuale e spirituale. Gli esempi concreti, oggi, abbondano a dismisura, purtroppo. Uno non si immaginerebbe certo però, di primo acchito, che essa potesse esser provocata anche da una vasta cultura e da idee molto chiare, di per sé ben fondate. Difficile a credersi, anche in ambito teologico si può essere accecati dalle proprie stesse certezze, se queste ultime formano un sapere chiuso, una dottrina sclerotizzata, un sistema perfetto in cui ogni quesito ha una risposta immediata, definitiva, indiscutibile… In fin dei conti, si ricade nella fattispecie dell’ideologia, ammantata tuttavia di un alone soprannaturale che la rende incontestabile, soprattutto per il fedele non iniziato che, come il povero Renzo nei Promessi sposi, non può obiettare nulla al dotto latinorum di don Abbondio, pur avvertendo nella propria coscienza di uomo semplice e retto, per quanto ignorante, che qualcosa non va nelle sconnesse ragioni del voltafaccia pretesco.

Quando un sistema teologico che si vuole perfetto circoscrive in modo selettivo i propri riferimenti a una data epoca o a un singolo autore quasi ci si potesse trovare tutto lo scibile, escludendo quanto non è riconducibile ad essi e proibendo qualsiasi possibile sviluppo, accusa già solo per questo un errore epistemologico di fondo. Le singole affermazioni saranno anche di per sé vere, ma, incastrate in quella visione rigida e fissa, perderanno buona parte della loro profondità ed efficacia. Il piatto letteralismo con cui sono lette le riduce a mere proposizioni da mandare a memoria senza alcun incentivo a meditarle, approfondirle e aprirle a ulteriori sviluppi. Questo, anzi, sarà severamente scoraggiato come pericolo di deviazione dottrinale; ciò che conta è il teorema (o il complesso di teoremi) con il quale si fonda la propria autorità dispotica e si condanna inesorabilmente chiunque si discosti anche solo leggermente dal sentiero tracciato, magari per ampliarlo semplicemente un po’ onde permettere di percorrerlo a qualcuno in più, che altrimenti ne rimarrebbe escluso.

Il sistema di pensiero è così serrato che sembra inattaccabile, ma certe sue conclusioni, essendo del tutto inaccettabili, ripugnano sia al buon senso umano che al sensus fidei soprannaturale, tradendo così le debolezze logiche nascoste nei singoli passaggi argomentativi. Può allora accadere che proprio coloro che si ritengono maestri imbattibili nello scoprire e denunciare i paralogismi altrui vi cadano regolarmente senza accorgersene o, se ne sono consapevoli, li nascondano deliberatamente per non ammettere i propri errori; in quest’ultimo caso, oltre all’attitudine ideologica, c’è pure la malizia. Senza ardire giudicare la coscienza di nessuno, ci sono comunque degli indizi che fanno perlomeno sospettare una mancanza di rettitudine. Il primo e più evidente è che questi detentori del sapere, con le loro nozioni e le loro sottigliezze, riescono a giustificare tutto e il contrario di tutto: di fronte allo stesso caso morale, per esempio, uno trae con assoluto rigore una conclusione, un altro una conclusione diametralmente opposta. Anche un bambino capirebbe che qualcosa non funziona: in questo modo uno può fare quello che gli pare e autorizzare altri a farlo, coperti da un’autorità presentata come divina e, quindi, inappellabile.

Nell’antica Grecia, un modo simile di argomentare costituiva per certi sedicenti filosofi un’attività estremamente redditizia: le folle accorrevano appassionate alle conferenze di questi oratori, capaci di dimostrare un assunto e, subito dopo, l’esatto contrario. Socrate si oppose energicamente a questa prassi di distorsione del ragionamento… e fu condannato a morte. Quando i sofisti ecclesiastici avevano, oltre al sapere, anche il potere, si poteva rischiare una fine analoga (almeno sul piano morale), pur senza essere affatto modernisti. Non è ragionevole né onesto far di ogni erba un fascio: possibile che lo Spirito Santo non abbia ispirato ai teologi più nulla di buono, dopo il XIII secolo? Si può forse ridurre il mistero di Dio a sentenze teologiche stereotipate e immodificabili? Il dogma stesso, pur tracciando una linea invalicabile alla fede del popolo cristiano, non vieta un’ulteriore approfondimento della verità rivelata, purché non lo contraddica nella sostanza. Pretendere di rinchiudere l’Altissimo in formule di scuola (per quanto in sé utili e perfino necessarie) sconfina nell’empietà e nell’idolatria. Dobbiamo ammettere che nella fede non finiremo mai di scavare e che ci sono comunque elementi che ci sfuggono, o perché non rivelati o perché non ancora chiariti in modo soddisfacente.

L’altro indizio di malizia è che, in certi ambienti tradizionalisti, le vere posizioni riguardo a punti scottanti non sono manifestate a tutti, ma solo a chi si lega ad essi e a mano a mano che si lascia influenzare; se le manifestassero subito, la maggior parte scapperebbe. Questo comportamento – ahimé – è tipico dei metodi di reclutamento propri delle sètte, nonché di organizzazioni analoghe che oggi spopolano nella Chiesa Cattolica sotto la veste di “cammini” o di opere di Dio… C’è un volto pubblico, costruito per il volgo e i principianti, e un volto nascosto per gli iniziati. Gira e rigira, si ricade sempre nella stessa sottile tentazione con cui il demonio ha fuorviato fin dall’inizio innumerevoli cristiani: la gnosi. A un certo punto, quando il candidato ne è giudicato degno, gli son svelati gli arcani di una dottrina esoterica che, in definitiva, contraddice in molti punti fondamentali alla dottrina comune, la sola vera e quindi l’unica, in realtà, mediante la quale ci si possa salvare (la stessa contraddizione di cui si accusano gli avversari in quanto eretici…).

Com’è possibile che, a partire dalla difesa della fede tradizionale, si finisca per negarla o svuotarla sul piano pratico, cadendo in un procedimento settario, iniziatico e gnostico? A tanto pericolo ci si espone ogniqualvolta ci si ponga fuori della comunione gerarchica della Chiesa. Non è questione puramente giuridica, bensì sostanziale: la comunione ecclesiale assicura la circolazione dei beni soprannaturali nelle membra del Corpo mistico. È innegabile che sia diventato estremamente arduo e penoso permanere in comunione con Pastori dalle posizioni ambigue; ma qualora essi affermino o comandino qualcosa di chiaramente contrario all’insegnamento di Cristo, non bisogna ascoltarli e l’obbedienza va rifiutata. Il problema si pone più per i sacerdoti che per i fedeli, i quali sono relativamente liberi di scegliere dove curare la propria fede. Per quei ministri per i quali non c’è più posto nelle ordinarie strutture pastorali e che, dall’altra parte, hanno fiutato il pericolo nascosto, l’unica soluzione praticabile sembra quella della vita eremitica, visto che tutte le porte si sbarrano al loro passaggio; ma intorno a loro possono inaspettatamente fiorire opere nuove, le vere sorprese dello Spirito.

sabato 22 aprile 2017


Uomini di Dio



Viam veritatis elegi (Sal 118, 30).

Cercasi uomini di Dio. No burocrati, gestori, assistenti sociali, ideologi, opinionisti, animatori, intrattenitori… ma nemmeno sofisti in tonaca, pedanti eruditi, saccenti sputasentenze, pedissequi rubricisti, infallibili censori, astiosi restauratori… Uomini che non solo posseggano la retta dottrina  e una sana teologia, ma ne vivano, le incarnino e le facciano risplendere agli occhi di quanti cercano la verità, ardere nei cuori che la amano e fruttificare nella vita dei fedeli. Uomini che non offrano solo idee chiare e argomentazioni (apparentemente) incontrovertibili, ma che guidino le anime nelle vie di Dio, siano di casa nel Suo cuore, trabocchino di unzione spirituale, gustino e facciano gustare le Sue incomparabili dolcezze, comunichino la Sua compassione e tenerezza, risplendano di luce soprannaturale, rendano “tangibile” la grazia.

L’intellettualismo astratto ha partorito e continua a partorire rivoluzioni contro natura, ma genera parimenti inquisitori che in nome della loro dottrina, considerata l’unica versione valida e legittima, sono pronti a condannare senza appello chiunque non si allinei. Lo stesso difetto congiunge estremi opposti, perché ne costituisce la stessa origine: la realtà divina è scambiata per un teorema, il pensiero prevale sull’essere, l’amore della verità è soffocato dalla passione per la disputa. La grande eresia della modernità è nata dalle derive della tarda scolastica e può infettare qualsiasi ambiente, anche di segno contrario. Che uno sia progressista o tradizionalista, può ugualmente smarrirsi in un mondo cerebrale costruito per giustificare le sue idee, perdendo i contatti tanto con la propria anima che con il Dio vivente (non quello dei filosofi di pascaliana memoria).

Chi ha sinceramente scelto la via della Verità rifugge inorridito da quel sentimento di eccellenza intellettuale e culturale in cui i massoni – e molti ebrei – ripongono la propria sicurezza. Vogliamo metterci sul loro stesso piano per confutarli? Vogliamo utilizzare le loro stesse armi? Finiremo col degradare, sfigurare e, infine, rinnegare quella Verità che pensiamo di difendere, la quale non è un sistema di pensiero, ma una Persona. L’atteggiamento gnostico-iniziatico che combattiamo finirà col contagiare anche noi, sedotti dalle nostre “conoscenze superiori” e ormai sordi all’appello del Verbo incarnato, morto e risorto per risuscitarci a quella Vita che è Egli stesso, che l’uomo ha perso in modo irrimediabile, per quanto dipende da lui, e che nessuna conoscenza ha il potere di rendergli, se non quella che è oggetto della fede umile e compunta di chi non cessa di ripetere: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore».

La correttezza dottrinale è indispensabile per una sana vita spirituale, ma non la sostituisce; la radice non è tutta la pianta, sebbene la pianta non possa farne a meno. L’accanimento teologico di cui certuni fanno una ragion d’essere tradisce spesso una fondamentale estraneità a Dio, tenuto a debita distanza con impeccabili formule dogmatiche e ineccepibili prestazioni rituali. La familiarità divina, invece, impedisce di sviluppare dotti ragionamenti su premesse non sicure presentate come certezze inconfutabili quando non lo sono affatto; ciò ripugna a una coscienza retta, guidata dallo Spirito Santo. Un solo esempio fra tanti: quando si afferma che ogni vescovo riceve la giurisdizione direttamente dal Papa come fosse una verità di fede, in realtà si spaccia come un dato indiscutibile ciò che finanche nella teologia preconciliare era discusso; c’è sì un’importante affermazione in questo senso nell’enciclica Mystici Corporis di Pio XII, ma – con tutto il rispetto per il Magistero pontificio e per uno dei maggiori papi della storia – questo non basta a farne un dogma.

Se questo modo di procedere, non del tutto onesto, si applica a questioni da cui dipendono le scelte morali o l’esercizio del ministero, è evidente quanto sia pericoloso. Una volta presa una decisione ideologica di fondo, in sé difficilmente giustificabile, ma a mio avviso incontrovertibile, posso pure sentirmi autorizzato ad agire abitualmente, come sacerdote, in modo del tutto illegittimo e indipendente, perché ho stabilito a priori, nel mio tribunale personale, che è l’autorità a sbagliare e che io sono non solo giustificato, ma obbligato a fare così. Peccato che questa conclusione, di fatto, contraddica a tutta una serie di verità rivelate che sono pur convinto di difendere… Come soleva ripetere in romanesco il mio primo parroco, buon’anima: «Qua ognuno se fa la Chiesa pe’ cconto suo». Era un prete formato all’antica, poi costretto al cambiamento e perciò tormentato da un terribile conflitto interiore, ma con queste realistiche intuizioni coglieva nel segno.

Il cristianesimo latino ha indubbiamente una tradizione ricchissima nel campo della mistica; non per nulla ho raccomandato più volte di nutrirsi abbondantemente di questo tesoro per poter resistere nella spaventosa prova che stiamo attraversando. I testi sono a disposizione di tutti e i Santi che ne sono autori non aspettano altro che ricorriamo alla loro intercessione. Il dramma è che trovare qualcuno che concretamente viva e aiuti a vivere i loro insegnamenti, nella Chiesa Cattolica, è oggi un’impresa quasi disperata. L’Oriente cristiano non è certo del tutto esente da errori teorici o pratici, ma il vantaggio è che, al di là di polemiche teologiche più o meno pretestuose, la sua spiritualità attinge direttamente ai Padri e, di conseguenza, ne risente in modo molto relativo. L’essere in stato di scisma è un peccato grave per chi ci si pone deliberatamente, non per chi ci nasce e crede in buona fede a ciò che gli hanno insegnato. Intransigenza per intransigenza, anche molti ortodossi considerano eretici i cattolici… Di questo passo, se ne verrà mai fuori?

La prassi che consente una nuova unione dopo il matrimonio è certamente un abuso, ma non è equiparabile al divorzio, tanto è vero che non si ripete il sacramento, il quale si può celebrare una sola volta. Sulla fondazione teologica di tale deroga, poi, non c’è affatto unanimità – segno, questo, che con il vago concetto di oikonomía non riescono a giustificare in modo soddisfacente questa forma di indebita tolleranza. Ma siamo poi sicuri che da noi, anche a prescindere dalla “riforma” introdotta dal Pontefice regnante, le dichiarazioni di nullità matrimoniale rispondano tutte a verità e siano sempre ottenute con procedimenti perfettamente limpidi e corretti, specie quelle a favore dei potenti? Oppure, anche nel glorioso passato, con quali argomenti dottrinali si legittimava il fatto che cristianissimi re e imperatori, assistiti da confessori e cappellani personali, si concedessero il conforto di dozzine di concubine, fra le quali le “favorite” godevano a corte di una posizione pubblica riconosciuta? A ben vedere, anche oggi un capo di governo divorziato e convivente può accedere alla santa Comunione, se ad amministrargliela è un arcivescovo incaricato della “nuova evangelizzazione”, già professore di teologia e di conseguenza aduso a “contestualizzare” i fatti…

Visto che nessuno è senza peccato, rendiamo allora tutto tranquillamente indifferente? No di certo. È solo per mostrare che, nonostante i compromessi storici e gli accomodamenti politici, la santità è comunque possibile, sia da noi che presso gli ortodossi. Il Rinascimento ha visto fiorire santi di prima grandezza, nonostante la gerarchia cattolica versasse in buona parte in una corruzione morale che avrebbe fatto impallidire gli autori, tanto letti e amati, dell’antichità greco-romana. Chi sostiene che lo stato di scisma impedisce allo Spirito Santo di agire ha evidentemente assimilato una teologia che pone dei limiti invalicabili anche a Lui, ma che il Magistero cattolico non ha mai fatto propria. Nell’Ortodossia, per la mancanza di un’unica autorità dottrinale, ci sono certamente deviazioni teoriche e pratiche, nonché, nell’ambito della spiritualità, pericolosi sconfinamenti nell’esoterismo; ma l’autentica santità si riconosce da segni inconfondibili. Non si può servire per errore il diavolo, se per Cristo si è versato il sangue, fisicamente o moralmente.

I nostri padri non facevano dispute teologiche, ma credevano con semplicità quello che sapevano e si sforzavano di farsi santi nella quotidianità, aiutati da uomini di Dio che, oltre a insegnare loro la dottrina, li attiravano con l’esempio di una vita buona, pregavano e facevano penitenza per loro, si consumavano in confessionale e li dirigevano con umiltà e sapienza. La scomparsa pressoché totale di tali guide è causa di una sofferenza indicibile per l’anima, mentre in quella parte della Chiesa che è passata nella macina di una persecuzione inimmaginabile esse sono tornate ad abbondare. Sarà un caso? Lungi da me lincitare chicchessia a farsi ortodosso… ma diamo almeno un’occhiata al di fuori della nostra torre d’avorio e porgiamo orecchio alle voci di testimoni non antichi, ma attuali, che ci raccontano meraviglie accadute nel nostro tempo e germogliate dal martirio. Riconosceremo allora il timbro inconfondibile di un’unica voce che continua a riecheggiare e, se Dio ce ne fa la grazia, riusciremo a farla risuonare ancora anche da noi.