Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 19 maggio 2018


Deriva della gerarchia cattolica: come uscirne?



Omnes declinaverunt, simul inutiles facti sunt: non est qui faciat bonum, non est usque ad unum. Tu vero, Deus, deduces eos in puteum interitus (Sal 52, 4; 54, 24).

«Sono tutti andati fuori strada, insieme son diventati inutili: non c’è chi faccia il bene, non ce n’è neppure uno. Ma tu, o Dio, li farai finire in un abisso di rovina». Chi devia dal retto sentiero della dottrina e della prassi cattoliche non soltanto si rende inutile e stolto, ma corre pure il rischio di precipitare all’Inferno con tutti quelli che lo seguono. Ma com’è possibile che buona parte della gerarchia cattolica sia venuta meno al suo compito e stia andando miseramente alla deriva? Deve pur esserci una spiegazione. Un dato meramente cronologico indica che le attuali guide della Chiesa si sono formate – guarda caso – dopo il Concilio Vaticano II. In maniera sintetica, si può affermare che nell’ultimo mezzo secolo sono state imposte un’educazione teologica, una forma liturgica e una prassi pastorale che hanno assunto e incorporato la contraddizione, il soggettivismo e il relativismo, deformando la mente dei chierici e assuefacendola ad essi.

È così che anche gli avvenimenti più sconvolgenti possono essere “normalizzati” con una cortina fumogena di vuote parole e di volgare ipocrisia, regolarmente quanto clamorosamente smentite dagli atti. La casta clericale non ne è minimamente scossa, assorbita com’è dalla sua vita beata e gaudente; il suo cervello registra unicamente informazioni filtrate e ingentilite dal politicamente corretto dei quotidiani. Se mai fossero costretti a guardare in faccia la realtà, d’altronde, sarebbero colti da una crisi di panico, trovandosi totalmente sprovvisti delle risorse psicologiche e spirituali necessarie per far fronte alla temibile presa di coscienza. Questo mondo buono, progredito e civile, retto da apparati costituzionali, partiti omo-democratici, commissioni europee, agenzie delle nazioni unite, organizzazioni non governative, comunità di sant’egidio, gruppi abele e mafie varie, incarna i più alti ideali del loro umanesimo integrale… cioè della nuova religione che ha sostituito quella cattolica. Sareste così crudeli da svegliarli dal loro bel sogno?

Ora ci domandiamo: esiste un antidoto a tale spudorata degenerazione? Ovviamente, sì: avrebbe forse potuto, lo Sposo della Chiesa, abbandonarla tutta a questa deriva? Ebbene, no: ci ha lasciato i mezzi indispensabili per immunizzarci dall’errore. Chi ne è stato inizialmente infettato, rispetto a chi ne è rimasto del tutto esente, ha il vantaggio di esserne vaccinato e di aver sviluppato potenti anticorpi, che gli hanno poi permesso di individuare gli antidoti e di assumerli in modo equilibrato, evitandone frequenti effetti collaterali. Se le menti del clero sono state contaminate dai virus di una formazione, di una liturgia e di una prassi improntate a princìpi contraddittori, soggettivistici e relativistici, la cura non può consistere se non in una regolare assunzione della teologia classica, della Messa e del Breviario antichi, nonché della disciplina tradizionale di chierici e religiosi.

L’unico rimedio, dunque, non può essere altro che una riappropriazione della Tradizione al fine di reinnestarsi, con l’aiuto della grazia, sull’albero da cui si è stati recisi, così da riconnettersi alle radici. Per Tradizione, evidentemente, non intendiamo un guscio vuoto di forme e precetti esterni sclerotizzatosi negli anni Cinquanta nell’illusorio tentativo di frenare una crisi di fede già avanzata, bensì l’intero patrimonio cristiano, il quale abbraccia venti secoli e comprende sia l’Oriente che l’Occidente. Ma senza la teologia patristica e scolastica, la liturgia di sempre e un po’ di ascesi è impossibile anche solo comprendere gli scritti e le vite di Santi e Dottori: sarebbe come studiare la vita dell’orso polare nel deserto del Sahara. In altre parole, bisogna rientrare, per quanto possibile, nel loro ambiente vitale; altrimenti li si tratta come mero pretesto di esercitazioni intellettuali o come lontane autorità di una sterile precettistica che non santifica nessuno.

La marea montante del male sta travolgendo tutto con la benedizione del clero; è un’inarrestabile inondazione che non trova più alcuna barriera. Anche le persone di retta coscienza assistono impotenti al dilagare istituzionale di crimini orrendi, immoralità innominabili, plateali menzogne, dissacrazioni blasfeme e accecanti ingiustizie. Gli agenti del nemico sono ormai presenti ovunque, comprese le scuole e le parrocchie, dotati di un potere incontrastato che sembra paralizzare qualsiasi opposizione. Con il pretesto dell’educazione sessuale obbligatoria, bambini e adolescenti, per essere poi violabili anche nel corpo, sono violati nella mente e nella psiche da commissari del regime che nessuno può fermare e che con le proprie “lezioni”, dove ce ne fosse ancora bisogno, tolgono i freni inibitori alle loro più morbose pulsioni per incitarli alle più ripugnanti forme di perversione, che possono pure filmare e divulgare sulla Rete praticamente in diretta.

Su un altro versante, certi “giochi” alla moda (come le tavolette Ouija o il Charlie challenge) li avviano a forme apparentemente innocue di occultismo, esponendoli alle infestazioni maligne tramite sedute spiritiche semplificate. Alle devastanti sofferenze psichiche causate in loro dalla crisi del matrimonio, quella stessa società in dissoluzione che l’ha provocata propone a rimedio lo Yoga o la meditazione trascendentale, di recente illustrata in Vaticano da una cantante lesbica dedita al satanismo. Il dialogo aperto auspicato dal cardinal Ravasi, curiosamente, dà la parola sempre e soltanto ai nemici della fede, senza che sia mai offerta un’opportunità di replica. Ma, a parte questo caso eclatante di sodomia intellettuale, le risposte gerarchiche all’assalto di demoniaca sovversione di cui siamo testimoni sono immancabilmente ambigue, compiacenti o prone ai poteri occulti in nome della tolleranza verso una diversa visione del mondo, se non in scoperta apologia del vizio contro natura, celebrato in tutta Italia con chiesastiche veglie e fiaccolate.

Il moderno “clero giurato”, castrato dal rispetto della legalità e delle istituzioni democratiche, non sa far altro che irridere, ostracizzare o compatire le poche Cassandre che stanno suonando l’allarme. Di questa realtà allucinante, che supera la più accesa fantasia, le loro menti offuscate si sforzano di fornire letture pacate, analisi articolate, valutazioni equilibrate… come se fosse possibile conciliare la verità e il bene con il vizio, la menzogna e l’errore. L’assimilazione acritica di una pseudoesegesi storicistica che nega persino i dati fondamentali della fede, di una pseudoteologia antropocentrica che potrebbe fare a meno anche di Dio, di una pseudostoria della Chiesa impregnata di pregiudizi illuministici e di leggende nere, di una pseudomorale della situazione che dissolve ogni norma oggettiva, di una pseudospiritualità psicologistica o socialeggiante, a seconda dei gusti… ha creato dei filtri mentali che ottundono il giudizio intellettuale e rendono sospetta qualsiasi affermazione netta e precisa sulla realtà concreta.

Nel bel mezzo del marasma, imperturbabili nella loro ignavia sanza ’nfamia e sanza lodo, ci sono loro, gli ineffabili conservatori conciliari, ai quali ben si addice la lucida, severa e poco conciliante analisi dei semiariani da parte di un grande vescovo che anche oggi sarebbe cacciato ed esiliato, sant’Atanasio d’Alessandria († 373): «Volete essere figli della luce, ma non rinunciate ad essere figli del mondo. Dovreste credere alla penitenza, ma credete alla felicità dei tempi nuovi. Dovreste parlare della grazia, ma preferite parlare del progresso umano. Dovreste annunciare Dio, ma preferite predicare l’uomo e l’umanità. Portate il nome di Cristo, ma sarebbe più giusto se portaste il nome di Pilato. Siete la grande corruzione, perché state nel mezzo. Volete stare in mezzo tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e marciate col mondo. Io vi dico: fareste meglio ad andarvene col mondo e ad abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo».

Quelli che stanno nel mezzo, i funamboli del normalismo, sono un fattore di putrefazione perché, per difendere le proprie posizioni, né si oppongono efficacemente agli eretici né permettono ai credenti di seguire la volontà di Dio manifesta, sic et simpliciter, senza artificiosi sofismi. Le loro critiche ai primi sono sempre garbate, sfumate, mai sopra le righe, mentre la coerenza dei secondi mette in imbarazzo la loro deliberata mediocrità o ne intralcia i meschini interessi. Così, da una parte, lasciano libero corso ai virus che infettano il Corpo mistico; dall’altra, neutralizzano i rimedi che potrebbero risanarlo. Il loro culto più intenso, dopo il denaro e il potere, va al fondatore (già canonizzato o in via di esaltazione) piuttosto che a Gesù Cristo, trattato tutt’al più come un soggetto letterario o un reperto archeologico. Chi vuole facili sicurezze, in ogni caso, non deve far altro che aggregarsi a loro e lasciarsi indottrinare. Ma noi, grazie a Dio e a Maria, abbiamo ormai trovato il vero antidoto, unica via verso una santità reale, che non sia soltanto una parola.

Fiant sicut foenum tectorum, quod priusquam evellatur exaruit, de quo non implevit manum suam qui metit, et sinum suum qui manipulos colligit. Sacerdotes tui induantur iustitiam, et sancti tui exsultent* (Sal 128, 6-7; 132, 9).

* Siano come l’erba dei tetti, che secca prima ancora d’esser strappata, di cui non si riempie la mano chi miete né il grembo chi raccoglie covoni (= il Signore nel giudizio dei salvati; cf. Mt 3, 12; Ap 14, 15-16). I tuoi sacerdoti indossino la giustizia e i tuoi fedeli esultino.

Per i più arditi:
http://lascuredielia.blogspot.it/p/maledictio-contra-seductores.html

sabato 12 maggio 2018


Sentir cattolico, pregar cattolico



Hanno sintetizzato in laboratorio una nuova religione spacciandola per aggiornamento pastorale, poi ce l’hanno inculcata con ogni tipo di indottrinamento e con forme di terrorismo psicologico da regime sovietico: chi osasse pensare con la sua testa di fedele cattolico, dotato del sensus fidei e dei doni dello Spirito Santo, è stato ridicolizzato, isolato, ostracizzato o calunniato. Ma chi, per grazia, ha resistito al lavaggio del cervello è sempre più confermato nel suo orientamento dall’indecente spettacolo di ciò che osserva nella Chiesa, frutto maturo di quel nuovo regime che, pur avendo mantenuto il nome e qualche sparuto elemento del precedente (giusto per confondere le idee), è tutt’altra cosa, in quanto non riconosce più alcuna autorità divina, ma solo l’arbitrio umano, che si è arrogato il potere di stravolgere anche ciò che è più sacro.

Il Signore della storia sta permettendo le atrocità e le ignominie di cui siamo testimoni per mostrare a cosa si riduce uno Stato che non pone più Dio a proprio fondamento e una Chiesa che non crede più in Lui, bensì nell’uomo. L’aborto, l’infanticidio e le manipolazioni genetiche sono la cifra più espressiva e drammatica di quanto è stato compiuto nella società e nelle anime: il senso religioso è stato crudamente espulso dai cuori ed evacuato come un escremento, così da trasformare le persone umane in automi incoscienti che producono e consumano, senza ulteriori prospettive. Per arrivare a questo, hanno divelto gli altari da quel mistico utero in cui nelle chiese, per essere formati all’eterna beatitudine, riceviamo la vita celeste; hanno strappato la Scrittura a quel grembo della Tradizione che l’ha generata, per poi sezionarla come un cadavere e amputarne quanto contraddiceva alle loro tesi prefabbricate; hanno estratto l’immutabile essenza dell’identità sacerdotale, tutta centrata sul Sacrificio redentore, per sostituirla con un nucleo estraneo e mutante, così da produrre un organismo adattabile a tutti i terreni.

Il copione recitato dai novatori riproduce in realtà uno schema vecchio di quasi mezzo millennio: il percorso seguito dall’anglicanesimo è molto simile per ciò che riguarda liturgia, insegnamento e ministero. Quel che ancora manca alla realizzazione del loro nefasto programma è l’invalidazione del sacerdozio (con quella della Messa, di conseguenza) e l’orrenda, interminabile carneficina con cui i fedeli sudditi di Sua Maestà, capo della loro nuova religione, stritolarono i cattolici ricorrendo ai più crudeli e spaventosi supplizi. Ciò che succede oggi in Gran Bretagna è discendente diretto di quegli avvenimenti, soltanto moltiplicato dallo strapotere di una società segreta fondata, non a caso, da due pastori anglicani; ma che anche la gerarchia cattolica di quel Paese si sia infine allineata ad essa grida vendetta contro il Cielo e contro gli innumerevoli martiri.

Nel disperato tentativo di fornire una spiegazione plausibile a tale ignominiosa acquiescenza, mi è perfino venuto in mente che, forse, la magistratura britannica è in possesso di uno scottante dossier sul clero inglese con cui tiene i vescovi in pugno, visto quanto successo in Irlanda per annullare l’opposizione della Chiesa all’aborto. Non è da escludere, ma per cedere a un ricatto sarebbe bastato un vile silenzio. Invece la plateale, incondizionata approvazione del barbaro assassinio di Liverpool, scevra dal benché minimo dubbio morale, induce a pensare che la gerarchia cattolica sia passata armi e bagagli al nemico. D’altronde il giudice dell’Alta Corte ha potuto motivare la sentenza di morte citando il Romano Pontefice, che non ha fiatato contro la presunta strumentalizzazione delle sue parole, mentre il suo portavoce nel settore (che non nominiamo più per ragioni di decenza) si è profuso in dichiarazioni a favore. Per capire a fondo il balletto vaticano sulla vicenda, basta vedere la bizzarra maniera in cui monsignor Bergoglio e la dottoressa Enoc si sono stretti la mano; è chiaro che la massoneria prende molto sul serio le pari opportunità.

Capisco che gli animi evirati dall’ecclesialmente corretto provino disagio rispetto a certi inviti, ma chi ha la grazia di sentir cattolico – grazie a una lettura onesta, non addomesticata, di Scrittura e Tradizione non purgate – sa perfettamente che ad esso corrisponde pure un pregar cattolico. Fino a cinquant’anni fa, si è sempre invocato Dio contro i nemici reclamando il Suo intervento. Se Egli si è acquistato la Chiesa a prezzo del proprio sangue (cf. At 20, 28), essa ha tutto il diritto di pretendere di essere da Lui difesa da quanti la attaccano sia dall’esterno che dall’interno, sia fisicamente che spiritualmente. I salmi imprecatori sono testi ispirati dallo Spirito Santo e sono stati recitati da Gesù stesso durante la Sua vita terrena. Noi non siamo di quelli che si credono più perfetti della Trinità santissima; pertanto li usiamo per pregare prendendoli così come sono, senza espungerne nemmeno una parola. Noi non ci sentiamo padroni della Scrittura e della Liturgia, come certi luminari che starebbero meglio appesi al soffitto.

Chiedere insistentemente al Signore di intervenire per ripristinare l’ordine da Lui stabilito e violato da chi serve il diavolo è non soltanto lecito, ma doveroso: è giusto che l’osservanza dei sacrosanti diritti di Dio sia ristabilita, sia per l’onore che Gli spetta, sia per il bene dell’uomo. Esigere il castigo per chi li calpesta risponde a un’insopprimibile esigenza di giustizia che il Creatore stesso, facendolo a Sua immagine e somiglianza, ha posto nella coscienza dell’uomo. Non si tratta certo di augurare la pena eterna a chicchessia, ma di sollecitare dal Cielo una correzione che sarà salutare anche a chi sbaglia, specie se rimane sordo a qualsiasi avviso. Rammentargli il Giudizio e metterlo in guardia dal rischio di dannarsi, poi, è un’opera di misericordia; tutti i Santi lo hanno fatto, spesso con prediche infiammate e severi ammonimenti. Chi sente cattolico, infatti, lo vede sul ciglio del baratro infernale, già avvolto dalle fiamme, e fa quel che può per ritrarlo di là.

Questo non significa certo anticipare una condanna definitiva o mettersi al posto dell’unico Giudice. Un genuino pregar cattolico è esente dall’agitazione dell’ego, dato che, confidando nell’onnipotente Provvidenza divina, si rimette fiducioso alle Sue infallibili disposizioni. Patientes igitur estote, fratres, usque ad adventum Domini […] quoniam adventus Domini appropinquavit. […] Ecce, iudex ante ianuam assistit (Gc 5, 7-9; stavolta lo lascio in latino per costringervi a cercarlo nella Bibbia e a meditarci su). Non c’è nulla di più salutare e consolante che assaporare la Parola divina – anche quando ci turba – piuttosto che frastornarci con tante parole umane che non cambiano i cuori in meglio, a meno che non siano veicolo di verità e di profezia, in quanto ispirate dalla prima. Un sentir cattolico non separa questa meditazione dalla preghiera né dalla grazia sacramentale, che consentono di attuare nella vita le parole del Signore che ne sono oggetto.

Sit autem sermo vester: est, est; non, non ; ut non sub iudicio decidatis (Gc 5, 12). Un autentico cattolico dice la verità con semplicità, senza nasconderla né manipolarla, perché «il di più viene dal maligno» (Mt 5, 37). La perfida Albione ha sancito il pubblico trionfo dei demoni, i quali, dopo il sacrificio umano loro offerto con l’avallo della gerarchia, si son dati a una danza sfrenata. Se questo ci strazia il cuore, ricorriamo ai mezzi che il Signore ci ha lasciato: Tristatur aliquis vestrum? Oret. Aequo animo est? Psallat (Gc 5, 13). Abbiamo a disposizione tutto il necessario per resistere e per portare a termine la missione affidataci. Chi prega cattolico è immancabilmente consolato, istruito, diretto, fino ad essere elevato al godimento della «pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza» (Fil 4, 7), custodendo il suo cuore e i suoi pensieri in Cristo Gesù. Tristitia vestra vertetur in gaudium […] et gaudium vestrum nemo tollet a vobis (Gv 16, 20.22): crediamo o no alle Sue promesse?

Beato l’uomo che tu istruisci, Signore, e che ammaestri nella tua legge, per dargli riposo nei giorni di sventura, finché all’empio non sia scavata la fossa. Perché il Signore non respinge il suo popolo, la sua eredità non la può abbandonare; ma il giudizio si volgerà a giustizia, la seguiranno tutti i retti di cuore. Chi sorgerà per me contro i malvagi? Chi starà con me contro i malfattori? Se il Signore non fosse il mio aiuto, in breve io abiterei nel regno del silenzio. Quando dicevo: «Il mio piede vacilla», la tua grazia, Signore, mi ha sostenuto. Quand’ero oppresso dall’angoscia, il tuo conforto mi ha consolato. Può essere tuo alleato un tribunale iniquo, che fa angherie contro la legge? Si avventano contro la vita del giusto e condannano il sangue innocente. Ma il Signore è la mia difesa, roccia del mio rifugio è il mio Dio. Egli ritorcerà contro di essi la loro malizia, per la loro perfidia li farà perire, li farà perire il Signore, nostro Dio (Sal 93, 12-23).

sabato 5 maggio 2018


Alfie: dalla rabbia allo zelo



Dominus omnipotens vindicabit in eis; in die iudicii visitabit illos. Dabit enim ignem et vermes in carnes eorum, ut urantur et sentiant usque in sempiternum (Gdt 16, 20-21).

Son cose che succedono ai vivi (a chi è moralmente vivo, anziché in coma indotto): all’indicibile dolore per il barbaro assassinio di un bimbo innocente, nonché per la vergognosa figura che ci ha fatto la Chiesa Cattolica, si alterna una rabbia colossale che non ha requie all’idea di non poter fare apparentemente nulla. Alfie Evans è stato deliberatamente soppresso nella notte tra il 27 e il 28 aprile, quando un’infermiera gli ha iniettato un cocktail di farmaci che lo ha condotto al decesso poco più di due ore più tardi, visto che il piccolo, pur essendo rimasto privo di cibo e di ventilazione per ben trentasei ore e combattendo con un’infezione ai polmoni provocata da tubi pieni di muffa che non venivano cambiati da appena cinque mesi, non voleva arrendersi alla sentenza di morte e continuava a lottare come un leone per sopravvivere.

In questa vicenda da lager nazista la Chiesa inglese ha brillato a tutti i livelli per complicità con gli aguzzini: come se non bastasse lo scandalo accecante provocato dalle ripugnanti dichiarazioni del Vescovo di Liverpool e della conferenza episcopale, il cardinale Vincent Nichols, Arcivescovo di Westminster e Primate d’Inghilterra, dopo aver richiamato in diocesi il valente don Gabriele Brusco si è sentito in dovere di rincarare la dose difendendo il personale del lager in nome del best interest del paziente e accusando quanti hanno difeso Alfie di averlo strumentalizzato per motivi politici… Invece il suo discernimento sobrio, informato, sapiente e alieno da emozioni (come quello da lui raccomandato) scambia allegramente i sostegni vitali per accanimento terapeutico e l’eutanasia per una cura. Dal canto suo il cardinal Parolin, sagace Segretario di Stato di Sua Santità, pur deplorando l’incomprensibile irremovibilità dell’apparato britannico, ha accennato alle zuffe in cui, in casi del genere, «tutti gridano, cercando di tirare acqua al loro mulino»… C’è qualcuno fra noi che avesse un qualche interesse personale nel prender posizione in questa pazzesca storia da dottor Mengele, a parte, forse, quei banchieri ebrei che non hanno impedito a un importante artefice della loro fusione (fervente cattolico) di pubblicare una vibrante lettera aperta ai vescovi inglesi?

Non vorremmo, nostro malgrado, fare il gioco di chi, dopo averla resa complice, vuol screditare la Chiesa Cattolica in funzione di un occulto programma eugenetico o in vista della normalizzazione dell’eutanasia (di fatto, peraltro, già depenalizzata). Come fa però un credente a non vomitare di sdegno di fronte al nauseabondo e oltraggioso equilibrismo ecclesiastico? Ma «l’ira dell’uomo non opera la giustizia di Dio» (Ira enim viri iustitiam Dei non operatur, Gc 1, 20); è Lui che si riserva di applicarla: «Mia sarà la vendetta e il castigo, quando vacillerà il loro piede! Sì, vicino è il giorno della loro rovina e il loro destino si affretta a venire. Nel tempo che avrò stabilito, io giudicherò con rettitudine» (Dt 32, 35; Sal 74, 3). Una tentazione molto forte, in casi come questo, è quella di sostituirsi al giusto Giudice; ma unus est legislator et iudex (Gc 4, 12). Presto sarà il Signore stesso a far pulizia, come avvenne nel IV secolo: una Chiesa che in massima parte (compreso il papa, Liberio) aveva ceduto al compromesso del semiarianesimo, con Giuliano l’Apostata si ritrovò di colpo nuovamente alle prese con la persecuzione, che credeva definitivamente cessata.

Allora, piuttosto che tentar di soffocare l’ira con qualche sottile sofisma o con volontaristici sforzi, bisogna trovare la maniera di investire in positivo questa enorme energia, che altrimenti si ritorce contro il soggetto o chi gli sta vicino. In un cristiano, tutto ciò che prova, purificato nel crogiuolo della penitenza e offerto per le purissime mani di Maria, dev’essere volto ad alimentare un santo zelo, anzitutto nella preghiera: «Riversa su di loro la tua collera e il furore della tua ira li raggiunga» (Sal 68, 25). Solo una decisione cattiva della volontà è peccato: un’emozione negativa, finché non si traduca in libera scelta, non ricade sotto il giudizio morale; ciò non toglie che l’energia psichica ad essa legata, nel caso non sia evacuata, ci possa alla lunga intossicare, determinando nascostamente i nostri comportamenti. Ecco allora l’importanza del (vero) discernimento.

La prima raccomandazione di sant’Ignazio è che, in stato di desolazione o di turbamento, non si faccia assolutamente alcuna deliberazione, ma si attenda di esser tornati in stato di quiete interiore. Nel primo caso, infatti, siamo terribilmente esposti e vulnerabili alle suggestioni diaboliche. Già lo stesso concentrarsi, sul piano psicologico e intellettuale, su un singolo caso può servire molto bene agli scopi del demonio: l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale è distolta da altri problemi urgenti (come la guerra in Siria) o da casi altrettanto gravi, ma molto frequenti (come le atroci esecuzioni per fame e per sete di malati, a lor dire terminali, abitualmente praticate negli ospedali del Regno Unito). Per altri versi, la cocente delusione seguita alla prolungata tensione emotiva può ingenerare alla fine, nell’animo dei buoni, un senso di impotenza che rende la vittoria del diavolo ancor più splendida, spegnendo lo sguardo soprannaturale sulla storia e la certezza che è Cristo ad averne il controllo assoluto, per quanto misterioso.

Ma, in particolare, in circostanze come quelle attuali Satana può insinuare nei cuori un sentimento di profonda vergogna per l’appartenenza a una Chiesa che ha appena offerto, a livello planetario, uno spettacolo semplicemente disgustoso: «Hai visto cos’è l’istituzione a cui appartieni? Guarda come s’è ridotta, grazie a me, la Sposa del tuo Dio! E quella gerarchia a cui sei tenuto a obbedire, anche se avresti voglia di mandarla al diavolo…? Tanto è già quasi tutta mia… E come puoi credere ancora in Uno che non fa nulla per ripulire questo letamaio? È uno sconfitto e lo è sempre stato: ora è finalmente chiaro. Ma andiamo: adorare un poveraccio morto su una croce…! Chi rende culto a me, se non altro, ha gusti più fini… Lascia perdere: sei un fallito».

La mossa più efficace, in tali casi, è porre in piena luce le trame occulte del demonio per renderne palese e denunciarne la perversità; già solo questo le neutralizza. Il cornuto, com’è ovvio, non si arrende facilmente e riparte alla carica con ulteriori perfide trovate, benché tutte stravecchie e di provata inefficacia: «Ma perché non fai vedere chi sei e non te ne vai sbattendo la porta in faccia a quegli ipocriti senza attributi? Sai quanta gente ti verrebbe dietro? Siete voi la vera Chiesa! Uscite da quella falsa e abbandonatela al suo destino!…». Povero diavolo! Come se non sapessimo che un frate tedesco, cinque secoli fa, per avergli dato retta rinnegò la fede, sprofondò nel vizio e alla fine, tanto disgusto aveva di se stesso, morì suicida… Esempi infelici di simile superbia, purtroppo, non mancano neanche ai nostri giorni e ci ammoniscono, se ce ne fosse bisogno, che creare congreghe eretiche o scismatiche non è certo la soluzione.

La risposta che dobbiamo dare a noi stessi (più che al demonio, con cui non bisogna mai entrare in dialogo, se non per zittirlo con la Parola di Dio) è che la Chiesa di Cristo è una sola e non può non essere così. Come castigo per l’apostasia di fatto di una parte consistente della Chiesa militante e per l’ostinata impenitenza di tanti suoi membri, Egli ha permesso che fosse occupata da un potere avverso che obbedisce direttamente al nemico, cioè da una casta di ecclesiastici pervertiti affiliati alla massoneria o da essa controllati, a cominciare dal loro capo. In realtà, però, sono loro ad esser fuori della Chiesa, non certo noi. Le cariche che detengono sono puramente apparenti. La radice sacramentale del loro stato assicura la validità dei loro atti di culto, così come la necessaria visibilità dell’ordinamento ecclesiale può eventualmente garantire, finché non vengano smascherati, quella dei loro atti amministrativi, ma in coscienza non siamo tenuti a seguirli in materia di fede e di morale, siamo anzi moralmente obbligati a disobbedire, qualora il loro insegnamento sia contrario alla verità rivelata. Questo pensiero deve sostenere la nostra resistenza fino a quando non sia venuto fuori tutto il marcio, in modo che lo si possa evitare.

Non sono più le pecore ad esser protette dal pastore, ma i lupi, nella fattispecie quegli «apparati medici e legali» che (parola di vescovo), basandosi «sulla compassione e sulla salvaguardia dei diritti del singolo bambino», hanno fatto «tutto ciò che è umanamente possibile». Questo – si badi bene – in un ospedale già coinvolto in un allucinante scandalo di espianto non autorizzato di organi da minori ivi ricoverati e, ora, renitente a rendere la salma del piccolo, in persistente spregio di ogni legge. Prende sempre più piede, oltretutto, il sospetto che Alfie, pur nato sano, poi inspiegabilmente colpito da una non meglio identificata sindrome neurodegenerativa, sia stato danneggiato a livello cerebrale da un’overdose di vaccini che gli ha provocato convulsioni e crisi epilettiche, mentre pare che il suo presunto stato terminale sia riconducibile a un forte sedativo somministratogli nello stesso ospedale.

La nostra uscita di sabato scorso ha immediatamente riscosso una dozzina di visualizzazioni dal Regno Unito, subito dopo misteriosamente scomparse dalle statistiche. L’inaspettato picco di visite dalla Germania, quasi mai spuntata prima, si spiega facilmente con il riferimento al nazismo. Per un paio di giorni la plancia di comando del blog, senza che io facessi nulla, è passata di punto in bianco dall’italiano all’inglese. Curioso… che ci sia un grande fratello che ci sorveglia? Se è così, You should know that we’ll never stop telling the truth, most honorable flunkies of Her Majesty. Ci sia consentito tale seppur piccolo sfizio: riuscire a trasformare tutta l’ira umana in sacro zelo è da santi – e noi, ahimè, ne siamo ben lontani… Ma, senza attardarci in sterili esternazioni di sdegno, dobbiamo investire la carica psicologica in azioni ragionate. Ce n’è abbastanza – se non bastassero altri motivi – per intensificare la campagna di opposizione ai nuovi vaccini e per risparmiare ai propri figli la loro assunzione, a costo di far loro scuola a casa.

Non è il momento dei fervorini pateticamente autoconsolatorii che cavalcano l’onda emotiva per qualche giorno, per poi rientrare tacitamente nel flusso dell’acquiescenza al potere, in attesa del prossimo orrore. Bisogna mobilitarsi contro la cultura necrofila (e contro la prassi corrispondente) che ci stanno gradualmente inculcando secondo lo schema della finestra di Overton. Ma occorre pure privare di ogni appoggio economico, ricevuto mediante le offerte dirette o la dichiarazione dei redditi, i camaleontici Pastori che hanno un abito diverso per ogni occasione: è l’unico argomento a cui sono davvero sensibili; così, se non altro, non continueremo a finanziare l’invasione del nostro Paese. Gridando loro in faccia cosa pensate della loro ipocrisia, ricordate loro il Giudizio e la pena eterna: «Il Signore onnipotente li punirà, nel giorno del giudizio li visiterà. Metterà nelle loro carni fuoco e vermi, perché brucino e lo provino per l’eternità» (Gdt 16, 20-21 Vulg.). Nella Geenna «il loro verme non muore e il fuoco non si estingue» (Mc 9, 48; cf. Is 64, 24). Ma anzitutto mettiamoci tutti insieme a urlare verso il Cielo perché intervenga. Veni, Domine Iesu!

Vieni, o Signore Gesù. L’umanità non ha la forza di rimuovere la pietra che essa stessa ha fabbricata, cercando di impedire il tuo ritorno. Manda il tuo angelo, o Signore, e fa’ che la nostra notte si illumini come il giorno (cf. Sal 138, 12). Quanti cuori, o Signore, ti attendono! Quante anime si consumano per affrettare il giorno in cui tu solo vivrai e regnerai nei cuori! Vieni, o Signore Gesù. O Maria, che lo hai visto risorto; Maria, cui il primo apparire di Gesù ha tolto l’angoscia inenarrabile prodotta dalla notte della Passione; Maria, a te offriamo la primizia di questo giorno. A Te, Sposa del divino Spirito, il nostro cuore e la nostra speranza. Così sia! (Venerabile Pio XII, Messaggio Urbi et orbi per la Pasqua 1957).

sabato 28 aprile 2018


Nazisti in toga, camice e… clergyman



Che la Gran Bretagna fosse la culla della massoneria moderna, della teoria del Leviatano statale, del malthusianesimo, dell’eugenetica e dell’evoluzionismo, lo sapevamo. Che quest’ultimo, applicato all’uomo, avrebbe presto o tardi portato a esiti simili, ce l’aspettavamo. Che gli Stati europei cercassero di ridurre la spesa sanitaria facendo eliminare i soggetti più deboli, era un dato ormai tristemente noto. Che la cosiddetta “ricerca scientifica” si fosse sbarazzata di ogni paletto etico in nome di fortissimi interessi economici, l’avevamo ben capito. Che la gerarchia cattolica fosse in gran parte composta di cani muti, incapaci di abbaiare (Is 56, 10), era purtroppo un fatto già più che evidente. Che i cosiddetti Paesi “democratici” fossero oppressi da una spietata tirannide che non ha precedenti nella storia, era una consapevolezza molto acuta nell’animo di chi ha una coscienza desta, anziché offuscata dall’ebbrezza di una libertà puramente apparente per cui mezzo il potere manipola e manovra le masse e gli individui. Ma che la ferocia di istituzioni pubbliche affette da delirio di onnipotenza potesse arrivare a tanto ci lascia semplicemente sgomenti: risvegliati a forza dal sogno di un mondo libero e civile, ci accorgiamo di colpo che i nostri più elementari diritti e le nostre stesse vite non soltanto non sono più tutelati, ma sono in gravissimo pericolo.

Intendiamoci: neanche stavolta la massa di lobotomizzati sarà scossa dall’ipnosi collettiva indotta mediante il cinema, il campionato e la canzone, così come non lo è stata dopo le atroci esecuzioni di Eluana Englaro, nel 2009, di Charlie Gard, l’estate scorsa, e di Isaiah Haastrup, neanche due mesi fa. Ma chi è riuscito a conservare il don dell’intelletto e la grazia della fede deve suonare tutte le campane a morto per il decesso della civiltà occidentale, soppressa da un’élite luciferina che pare in possesso di un potere senza limiti. Lo spirito nazista infesta ormai tutta l’Europa, ma in particolare le istituzioni situate a Londra, Strasburgo, Bruxelles e… Roma. È esattamente lo stesso demonio che ha dato vita al Terzo Reich, evocato dai massoni dei Paesi alleati, i quali, per provocare un secondo conflitto mondiale al fine di stabilire un nuovo assetto geopolitico, prima annientarono la Germania, poi lasciarono al folle dittatore ampia libertà d’azione. Dopo la farsa del processo di Norimberga, più tardi, molti scienziati del regime furono accolti e sostenuti perché continuassero tranquillamente a lavorare ai loro esperimenti su cavie umane.

La teoria della razza pura sarebbe stata impensabile senza l’ideologia evoluzionistica, inventata da Charles Darwin e trasposta a livello antropologico dal cugino Francis Galton. Il delirante progetto di un perfezionamento della specie umana fu sì sperimentato nei laboratori della Germania nazista, ma non proviene di là né là si è concluso: esso ha una matrice schiettamente anglosassone. I medici di Liverpool e i magistrati inglesi “ragionano” esattamente allo stesso modo dei colleghi tedeschi di ottant’anni fa, salvo coprire i loro veri intenti, con vomitevole ipocrisia, con l’oltraggioso pretesto degli interessi del paziente, i quali, non potendosi esprimere il diretto interessato, sono ovviamente interpretati e stabiliti da loro, anche contro la volontà dei genitori, completamente espropriati del figlio e della patria potestà. Se però si arriva al punto di far presidiare come in un lager un bimbo condannato a morte, ma che non muore, allontanandone i parenti, i visitatori e perfino il cappellano, significa che, sotto, c’è qualcosa di grosso, ma molto grosso.

L’Alder Hey Hospital di Liverpool è ben noto per le reiterate denunce di errori e inadempienze a danno dei pazienti, le quali non hanno tuttavia ottenuto, a quanto pare, sostanziali miglioramenti del livello di prestazioni. In questo caso, però, dobbiamo trovarci di fronte a un crimine immane, visto l’impressionante, coordinato accanimento delle istituzioni britanniche nella volontà di sopprimere un piccolo innocente. Qui si deve trattare di qualcosa di talmente inconfessabile da giustificare il rischio di una crisi diplomatica con il governo italiano, che per poterlo sottrarre alle grinfie di quegli indemoniati ha addirittura concesso la cittadinanza ad Alfie Evans. Il bambino deve essere stato segretamente oggetto di una sperimentazione fallita di nuovi vaccini o di un prelievo di organi, il cui traffico illegale, secondo le stime, nella sola Gran Bretagna frutta ogni anno qualcosa come tredici miliardi di sterline. Non si spiega diversamente l’irremovibile quanto irrazionale rifiuto di lasciarlo andare in un altro ospedale disposto ad accoglierlo. Il personale del Bambin Gesù di Roma è sul posto, pronto a trasferirlo; ma, evidentemente, gli esami eseguiti in un’altra struttura sanitaria rivelerebbero immediatamente ciò che in Inghilterra vogliono non si sappia mai.

In questa vicenda da film dell’orrore, tuttavia, ciò che suscita un ancor più profondo sentimento di ribellione, se possibile, è il disgustoso atteggiamento di certi prelati “cattolici” che, anziché urlare di sdegno e condanna per sollevare i fedeli contro tale inaudita barbarie di Stato, l’hanno commentata, in un evanescente linguaggio diplomatico, dando sostanzialmente ragione alle autorità britanniche. In ciò si sono particolarmente distinti il vescovo di Liverpool, tale Malcom Patrick Mac Mahon, appena reduce da un apposito colloquio con il papa (!), e il nostrano Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita (?), uomo di spicco del team Bergoglio (anch’egli molto cauto e parco di parole, giusto un cinguettio) guidato da quello che egli stesso ha chiamato lo spirito di Marco (?!?). Siamo lontani anni-luce dalla strenua resistenza opposta al nazismo dal beato cardinal von Galen, il Leone di Münster, o dal focoso cardinal von Faulhaber, che più tardi ordinerà sacerdote Joseph Ratzinger.

Ad ogni modo, non possiamo non riconoscere lo straordinario potere della preghiera e del digiuno: una creatura incurabile sta continuando a sopravvivere al prolungato tentativo di sopprimerla. Questa semplice costatazione della potenza della fede deve incoraggiare azioni concrete ispirate e mosse dalla grazia. Se una manifestazione pacifica, anche solo di qualche centinaio di persone, invadesse l’ospedale e portasse via il bambino, che potrebbero fare? Sparare sulla folla? Un popolo non può rimanere inerte a guardare: la storia sacra, così come la storia cristiana, insegna che, quando cade la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, l’ira di Dio si riversa sulle nazioni. Prima che arrivi, conviene prevenire il castigo, se possibile.

Alleluia! Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio, perché veri e giusti sono i suoi giudizi: egli ha condannato la grande meretrice che corrompeva la terra con la sua prostituzione, vendicando su di lei il sangue dei suoi servi (Ap 19, 1-2).




Voragine infernale



Signori, l’Inferno è servito. Qui sulla terra. Grazie alle idee bestiali dei “progressisti” e all’ipocrita appoggio dei loro vili corifei ecclesiastici. Non solo, per permissione divina, è stato aperto il pozzo dell’abisso (cf. Ap 9, 1ss), da cui è uscito un denso fumo che ha oscurato il sole e l’atmosfera (cioè l’intelletto e la cultura di interi popoli) e si sono sparpagliate ovunque feroci cavallette (cioè i demoni) che tormentano gli uomini, ma l’insaziabile voragine si allarga sempre più con l’attiva complicità delle istituzioni pubbliche. Nel giro di pochissimi anni sono riusciti a convincere la gente che il miglior interesse di un ammalato che non può guarire sia ammazzarlo come un animale, anziché prendersene amorevole cura fino a che la volontà divina non lo tolga da questo mondo. Ora questa disumana mentalità indotta sta diventando legge attraverso la giurisprudenza, a cominciare da un Paese che (indebitamente) passa per il faro delle libertà democratiche, mentre in realtà è da sempre ostaggio di un’oligarchia – prima terriera, poi industriale e finanziaria – plasmata da un’ideologia razzista e, oggi, ossessionata da un presunto eccesso di popolazione.

L’eutanasia dei bambini può anche avere motivazioni puramente contingenti. Nel caso di Alfie, si è ipotizzata (anche da parte di personale dell’ospedale) la copertura di un grave crimine, forse legato al traffico di organi, alla sperimentazione di nuovi vaccini o ancora – non è da escludere – a un rito di passaggio all’interno di una loggia massonica: potrebbe trattarsi, insomma, di un vero e proprio sacrificio umano offerto al diavolo per l’ammissione a un grado superiore. Il rito scozzese ne prevede ben trentatré; fino al sedicesimo incluso, grazie all’osservanza di uno stretto segreto e al sistema di graduale iniziazione, l’affiliato può essere ancora ignaro della natura luciferina dell’associazione. Con l’ingresso nel diciassettesimo (quello centrale), egli è invece introdotto negli arcani del culto di Satana; se la sua coscienza si ribella e non è disposto a proseguire, la sua vita viene a trovarsi in serio pericolo. Ci sono anche massoni pentiti che, dopo la conversione, hanno raccontato le loro esperienze, ma Dio solo sa quanti di loro non possono più parlare.

Al di là di possibili spiegazioni contingenti, tuttavia, è sicuramente in atto una strategia a lungo termine mirante a creare un ordinamento eutanasico ed eugenetico. Quando le autorità pubbliche di un Paese si coalizzano con così ferrea determinazione, dev’essere in gioco una posta molto alta con un obiettivo a ben più ampio raggio. I due livelli di interpretazione non si escludono: Winston Churchill, per esempio, per superare la prova di ammissione a un nuovo grado rase al suolo la città di Dresda, senza alcun plausibile vantaggio bellico, ma con un’incalcolabile perdita di vite umane e di tesori artistici; l’intero conflitto rientrava nondimeno nel progetto di progressiva instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale, che con la Grande Guerra aveva ridisegnato la carta dell’Europa e con la seconda divise il mondo in due blocchi apparentemente contrapposti. Ora stiamo andando verso la terza, ma già da decenni è in corso, non dichiarata, una silenziosa guerra interna ai cosiddetti Paesi “democratici”, i cui popoli sono decimati dalle loro stesse istituzioni con aborto, contraccezione, pansessualismo e genderismo sterilizzanti e, ora, anche con l’eutanasia di Stato.

Come ho già accennato, la mentalità nazista ha radici anglosassoni e non si è affatto estinta, ma domina oggi i governi e la politica dei Paesi occidentali; in questa luce, il Terzo Reich non fu altro che un esperimento voluto e reso possibile dall’élite massonico-satanica che li controlla. Una volta ammesso questo, vien da domandarsi: dov’è la Chiesa Cattolica? Essa è in stato di occupazione, formalmente sottomessa ad apostati registrati sul libro-paga di Mister Soros & Company. Non si può concludere diversamente, dopo aver letto la dichiarazione dei vescovi britannici: «Affermiamo la nostra convinzione che tutti coloro che hanno preso le decisioni strazianti che riguardano la cura di Alfie Evans agiscano con integrità e per il bene di Alfie, così come essi lo vedono». Che dire? Un capolavoro non soltanto di ipocrisia, ma soprattutto di polically correct: il punto di riferimento non è più l’immutabile legge divina, ma una convinzione soggettiva di burocrati ecclesiastici; la cura di un bambino malato può comprendere la sua deliberata soppressione; anche un orrendo crimine può essere commesso con integrità e il bene è privato di qualsiasi carattere oggettivo, rimanendo ormai determinato dal modo in cui ognuno lo vede.

Il bene, così come lo vedeva Adolf Hitler, incluse lo sterminio di milioni di innocenti (disabili, ebrei, zingari e cristiani, dei quali ultimi, chissà perché, non si parla mai). A quell’epoca il nostro impresentabile Paglia avrebbe sostenuto che bisognava instaurare un’alleanza d’amore al fine di procedere in modo il più possibile condiviso per individuare la soluzione migliore. Il contenuto della “concordia” è qui del tutto irrilevante: il valore supremo è non creare contrapposizioni. Ma si può certamente andare d’accordo con tutti, lasciando che ognuno pensi e faccia ciò che vuole – salvo, ovviamente, se si è toccati di persona… L’ira umana, a questo punto, darebbe voglia di impiccare quei criminali inglesi con le loro stesse budella insieme ai falsi Pastori conniventi, ma non siamo criptonazisti come loro. E poi, c’è sempre il giusto e inesorabile giudizio di Dio, davanti a cui tutti dobbiamo comparire. Se quei signori non si pentono in tempo, riparando per quanto possibile ai propri errori, i demoni al cui servizio si son posti si divertiranno a torturarli per tutta l’eternità e oltre. Forse un giorno, al Giudizio universale, proveremo compassione per loro, ma per il momento prevalgono i conati.

Ma, a parte lo sfogo di un cuore stracolmo di dolore e di amarezza, è consolante riconoscere che almeno qualche voce isolata di presuli cattolici si sia levata. L’Arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, ha affermato che, nel caso del piccolo Evans, non c’era alcuna incertezza a livello di giudizio morale e che il comportamento da assumere era del tutto chiaro: sarebbe stato doveroso aiutarlo a vivere, cosa che non si configura affatto come accanimento terapeutico; al contrario, ci si è accaniti in modo del tutto illogico a sopprimerlo in vista del suo “bene”. «La sentenza su Alfie ha eliminato il diritto naturale, ha fatto piazza pulita del diritto di fare obiezione di coscienza, ha raso al suolo il concetto di oggettività del bene», ha dichiarato senza mezzi termini. Così lo Stato si erge a padrone della vita innocente e sostituisce la volontà dei genitori (esattamente – mi permetto di aggiungere – come nei peggiori regimi totalitari che la storia conosca). «Ma non sarà la sentenza di un giudice, né l’azione di un governo, né la decisione di un ospedale a cambiare la verità e il bene», ha concluso con incontrovertibile rigore.

Ora ci domandiamo: Paglia e Crepaldi appartengono alla stessa istituzione? A parte l’aspetto formale, detengono entrambi realmente una missione nella Chiesa o il primo è soltanto un giullare dei poteri occulti, così come i presuli inglesi? Qui, di fatto, c’è una spaccatura, non certo manifesta, ma evidente agli occhi di Colui che scruta i cuori e di quanti Lo servono sinceramente. Bisogna per forza scegliere da che parte stare: senz’altro nella coscienza; se necessario, pure pubblicamente. Abbiamo forse la stessa fede di quelli che hanno approvato un infanticidio spacciandolo per cura o di chi, dopo aver negato ogni assistenza spirituale alla famiglia e non esser mai andato a visitare il bambino, è volato a Roma per far sapere al Papa di avere il cuore spezzato? Possiamo forse essere in comunione con chi ha auspicato un’alleanza d’amore con un regime che, per assassinarne il figlioletto lontano dai riflettori, ha convinto i genitori a chiedere l’allontanamento di manifestanti e giornalisti in cambio di una falsa speranza? Possiamo forse, al di là delle chiacchiere, esser tutti realmente membri dello stesso Corpo? Noi, come Chiesa, li consideriamo di fatto scomunicati. Anathema sit!

Dio ha posto delle inimicizie, delle antipatie, delle opposizioni profonde tra gli autentici figli e servi della Vergine Santa e coloro che sono figli e schiavi del demonio; non si possono amare tra loro, non ci può essere intesa degli uni con gli altri. I figli di Belial, gli schiavi di Satana, gli amici del mondo (che sono la stessa cosa) hanno sempre finora perseguitato e sempre più perseguiteranno quelli e quelle che appartengono alla Santa Vergine, come in passato Caino ha perseguitato suo fratello Abele ed Esaù suo fratello Giacobbe, che sono le figure dei reprobi e dei predestinati. Ma l’umile Maria riporterà sempre vittoria su quell’orgoglioso: una vittoria così grande che arriverà a schiacchiargli la testa, dove risiede il suo orgoglio; ella saprà sempre smascherare la sua malizia di serpente, sventarne le insidie infernali, dissiparne i diabolici progetti e saprà difendere, fino alla fine dei tempi, i suoi fedeli devoti dai suoi crudeli artigli (san Luigi Maria Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione alla Vergine Maria, § 54).

sabato 21 aprile 2018


Propaganda di guerra (e non solo)



L’uso bellico della propaganda risale almeno alla fine del XIX secolo. Durante l’ultimo conflitto mondiale, com’è noto, ebbe un ruolo notevole su tutti i fronti: nazisti, sovietici e Alleati fecero a gara nella guerra delle immagini e della carta stampata. La macchina propagandistica serve, di volta in volta, a giustificare interventi militari, a demonizzare il nemico, a sollevare il morale con veri o presunti successi… con scarso o nullo rispetto per la verità, come ci si può facilmente aspettare. La manipolazione collettiva è condotta su basi scientifiche, come gli studi di psicosociologia di massa, e mira a colpire il ventre emotivo della società, non certo a suscitare riflessioni razionali fondate sulla realtà oggettiva. Quest’ultima, al contrario, è proprio ciò che la propaganda deve nascondere, suscitando il sospetto che i fatti non siano proprio virtuosi. D’altronde, con la separazione tra etica e religione teorizzata nell’Età Moderna, la “ragion di Stato” ha ufficialmente acquisito, al pari dell’economia, un’autonomia pressoché assoluta, che la sgancia da qualsiasi scrupolo morale.

Gli attuali mezzi a disposizione della propaganda ne hanno moltiplicato esponenzialmente il potere. Se la vendita di quotidiani è in calo, la televisione entra in tutte le case e i conventi, la Rete in tutte le stanze e i cellulari. Questi mezzi – oltre a controllare ognuno capillarmente, per scopi politici o commerciali – plasmano il pensiero delle masse riguardo alle grandi questioni etiche, determinano i loro orientamenti politici, sollevano i loro sentimenti di plauso o indignazione, a seconda delle necessità del momento… È così che, fra l’altro, un giovanotto arruolato dai Rothschild, nonostante i disturbi psichici da cui è affetto, è stato tratto dal cappello perché diventasse presidente della Repubblica Francese, oppure un bulletto avellinese, anch’egli ammesso a frequentare il cosiddetto Gruppo Bilderberg, si è trovato a capo della prima forza politica italiana, la quale altro non è che uno strumento per utilizzare la protesta secondo gli scopi dei padroni del mondo.

In questo momento, l’esercito di scribacchini e fotografi prezzolati è in fibrillazione per fornire una parvenza di legittimità all’aggressione, del tutto illegale, di un Paese sovrano membro delle Nazioni Unite, organizzazione nata con lo scopo di evitare le guerre, ma operante in realtà al fine di imporre ai governi politiche a favore di aborto, contraccezione, eutanasia e omosessualismo (oltre a quello di arricchirne i funzionari). Gli sforzi dell’ONU sono rivolti non tanto a sanare le cause di conflitto, quanto a indebolire le religioni che, con le loro dottrine dogmatiche e la loro strutturale intolleranza, ne sarebbero la fonte; in concreto, quella cattolica – che del resto, almeno ai suoi più alti livelli, si è conformata all’agenda massonico-sionista, fino al punto di invitare in Vaticano teorici della riduzione della popolazione mondiale. Perché qui sta il punto: gli uomini sono troppi, ma non per le risorse del pianeta, bensì per i perversi progetti dell’élite finanziaria.

Sono decenni che quei signori perseguono un conflitto globale nell’intento di ridurre la popolazione della Terra a un quinto dell’attuale. Essi non temono nemmeno le devastanti conseguenze di un eventuale uso di armi nucleari: secondo certe fonti esistono rifugi sotterranei dotati di ogni conforto, in cui i prescelti potrebbero sopravvivere per anni in attesa delle bonifiche. Sembra fantascienza, ma sappiamo ormai che la finzione scientifica è una forma di propaganda atta a familiarizzare le masse con tecnologie ancora segrete o con programmi aberranti (come la modificazione biotecnologica della specie umana). I costosissimi studi della NASA sulla possibilità di vivere su altri pianeti rispondono evidentemente a una logica analoga; pare infatti che stiano pensando a basi situate sulla Luna. La follia gnostica, di matrice esoterica e satanica, che guida questi sforzi mira nientemeno che a “creare” un mondo nuovo per una nuova umanità, del tutto indifferente al Creatore e prometeicamente tesa a superare i limiti imposti dalla condizione attuale, come l’invecchiamento e la morte.

Al di là degli interessi economici immediati che hanno portato all’abbattimento dei regimi arabi prima alleati, ma che in Siria hanno trovato un intoppo insormontabile, la posta in gioco è dunque molto più alta. Nella sanguinosissima guerra civile scatenata dalla galassia delle cosiddette milizie “ribelli”, finanziate, armate, addestrate e coordinate da Israele, Stati Uniti e Arabia Saudita con la cooperazione di vari Stati europei subalterni (fra cui il nostro) e dei numerosi Paesi, islamici e non, da cui provengono i combattenti, Damasco ha non solo resistito all’aggressione, ma, con l’aiuto di Russia e Iran, pure ricuperato buona parte del suo territorio. Nonostante la campagna diffamatoria che ha creato il “mostro” assetato del sangue del suo stesso popolo, Bashar al-Assad detiene ancora non soltanto il potere, ma anche il favore della popolazione, compreso quello dei cristiani, come dimostra il recente appello dei tre patriarchi di Antiochia. Ecco allora che la sporca macchina della propaganda inventa il massacro chimico di Duma e che, con questa ignobile scusa, parte la pioggia di missili occidentali (per quasi due terzi intercettati), seppur limitata ad una pubblicitaria “operazione chirurgica” probabilmente concordata tra un minaccioso Putin e un Trump obbligato, per quanto renitente, a dare un contentino ai sionisti (che lo tallonano per mezzo del genero).

Ancora una volta, cronisti e fotografi si scatenano per dare in pasto al pubblico del circo immagini e storie raccapriccianti, ottenute con banali fotomontaggi su sfondi di città in rovina oppure pagando gente che recita un copione prestabilito o bambini feriti col maquillage che si fanno immortalare per un po’ di cibo. In qualche istante, grazie alla Rete, questo ciarpame fa il giro del pianeta, finisce sulle prime pagine dei quotidiani, è ossessivamente propinato dai telegiornali… e le masse brute, sempre più incapaci di distinguere tra la realtà e la fiction o un videogioco, prendono tutto per buono e, per quanto assuefatte alla rappresentazione dell’orrido e della violenza, si commuovono e indignano per quella bambina dal nome fittizio e dallo sguardo struggente, oppure per quell’uomo che urla con un manichino imbrattato di rosso tra le braccia, quasi stringesse il figlioletto dilaniato dalle bombe… Accanto a loro, gli “eroi” dal bianco elmetto si prodigano a soccorrere, tutt’al più, sofferenze provocate da quelle stesse entità che li registrano sul proprio libro-paga, quando non sono anch’essi impegnati in dissimulate operazioni belliche; quanto eventualmente testimoniato da foto e video autentici, in effetti, non va imputato al governo siriano, bensì ai terroristi.

D’accordo: che esistesse la propaganda di guerra, lo sapevamo; ma c’è un limite a tutto, compreso il cattivo gusto e l’indecenza. Il nostro Occidente progredito e progressista, però, ignora il buon gusto e la decenza già da cinquant’anni, a partire da quella rivoluzione del pensiero e del costume che fu anch’essa orchestrata dai soliti burattinai del sistema e che ha privato la nostra società degli anticorpi morali e intellettuali. Essa è servita da base ideologica per togliere ai popoli occidentali l’identità e la coscienza, onde farne degli schiavi-consumatori privi della benché minima autonomia economica, falcidiati dall’avvelenamento di aria, acqua e cibo, assassini seriali di esseri umani non nati, incapaci di relazioni mature e, quindi, di una sana vita familiare, lobotomizzati e connessi a cervelli artificiali che pensano e decidono al posto loro… gran bella liberazione! Ora ci stanno spingendo a forza sull’orlo di un precipizio, come stolide mandrie di animali senza ragione.

Solo un cieco può non vedere gli effetti di tale situazione sulla fede o, viceversa, come una fede autentica possa preservarne le persone. Non abbiamo certo il potere di intervenire direttamente  in questo disastro pianificato, ma deteniamo un vantaggio assolutamente decisivo: ce ne rendiamo conto. La consapevolezza è causa, per il momento, di una sofferenza supplementare, ma ci permette anche di pregare perché la catastrofe, naturale castigo dell’abbandono di Dio, sia attenuata. La fede ci dà altresì l’insperata possibilità di guardare oltre, al promesso trionfo del Cuore immacolato di  Maria. Qualunque cosa accada, sforziamoci ogni giorno, con l’aiuto della grazia, di salvare la semente mantenendo il lucignolo acceso. Il compito straordinario che la Provvidenza ci ha affidato, facendoci vivere in questa tragica epoca storica, non perderà la sua ricompensa eterna.