Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

Columbanus Peregrinus



SANTI DI TUTTI I GIORNI


Archimandrita Tichon Ševkunov, Santi di tutti i giorni, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2015


Non sono molti i libri capaci di cambiare la nostra percezione delle cose, arricchendo il nostro punto di vista sulla vita di dettagli, colori e consapevolezze inaspettate... Santi di tutti i giorni è uno di quelli.

Con la freschezza e immediatezza di uno stile “in presa diretta” – degna di uno specialista di arte cinematografica qual è l’autore – l’archimandrita (equivalente di un nostro “abate”) Tichon racconta il suo incontro con Gesù Cristo: l’interesse di giovane universitario per l’identità ortodossa (che perfino in tempo di ateismo di Stato sovietico rimane sempre il fondamento dell’identità russa tout-court), la lettura di una Bibbia clandestina trovata non si sa come, la conversione, il battesimo e la vocazione monastica scoperta nell’ultimo monastero lasciato aperto dal regime, perché servisse da “zoo archeoantropologico” per la nomenklatura sovietica…: quello delle Grotte di Pskov.

Attraverso una serie di ritratti e aneddoti, straordinariamente vividi e coinvolgenti, l’autore ci fa conoscere quel mondo degli ultimi staretz (padri spirituali della tradizione monastica russa) che sopravviveva solo tra le mistiche grotte (miracolose) di Pskov e che lui stesso ha fatto in tempo a conoscere, rimanendone perdutamente affascinato, per raccoglierne il testimone…

Santi confessori della fede, monaci dall’eroico ascetismo e comuni laici (che in realtà sono sacerdoti e consacrati clandestini), martiri dei gulag, canonizzati dalla Chiesa Ortodossa Russa o meno, sacerdoti esorcisti o bricconcelli pazzoidi… tutte persone reali (di cui vengono fornite abbondanti fotografie), conosciute personalmente dall’autore, giovane novizio, e che rimangono impresse nella mente del lettore come fossero vecchie conoscenze…

In questa rassegna di grate memorie, padre Tichon (ormai famosissimo archimandrita di uno dei monasteri più antichi e prestigiosi di Mosca… solo una delle centinaia di case religiose riaperte e traboccanti di giovani vocazioni dopo la caduta del regime sovietico) ci conduce quasi impercettibilmente con sé in un viaggio alla ricerca del Dio nascosto, lontano eppur vicinissimo, «più intimo a noi di noi stessi», che continuamente irrompe con discrezione e delicatezza nella vita quotidiana con piccole o grandi “coincidenze”, che in realtà sono veri e propri miracoli…

Per chi non crede, un’ottima occasione per porsi domande lasciate forse un po’ troppo a lungo nel cassetto… Per chi già vive una vita di fede, si tratta di una vera e propria boccata di ossigeno… una ventata di fresco cristianesimo vissuto, senza troppe “sovrastrutture” o proiezioni di schemi preconfezionati, che spesso rischiano di lasciare poco o nulla al primato di Dio e della sua iniziativa nella vicenda umana di ciascuno.

Per i cattolici romani, la (ri)apertura di una provvidenziale “terza via” per uscire dalle strettoie di un’alternativa ugualmente fatale tra socialismo cattolico (giacché non ha più senso parlare nemmeno di “cattolicesimo sociale”) sentimental-relativistico votato all’insignificanza e alla “religione unica dell’uomo”, e tradizionalismo formal-intellettualistico di nostalgia “anni-cinquantistica”, che attende inutilmente dall’istituzione-Chiesa quello che è il lavoro proprio dello Spirito, nell’anima che Gli lascia aperta la porta.
Questo libro ci riporta a respirare l’aria di un cristianesimo del primo millennio… quello dei monaci pellegrini irlandesi, di Cluny e di sant’Anselmo… in cui la Sacra Liturgia è un mistero di adorazione del cielo che discende sulla terra; in cui l’amore per l’uomo non è umanesimo idolatrico e la preghiera fatta con fede è certa di ottenere ciò che chiede, semplicemente perché Dio c’è.

L’ispirato autore è riuscito a riunire in un unico libro, di facile e piacevolissima lettura, un avvincente romanzo di formazione, una rassegna di tipi umani degni di un consumato psicologo, un capolavoro di agiografia contemporanea, un reportage sulla resistenza silenziosa al “regno della menzogna” che il grande Solženitzyn avrebbe certamente amato.

Oltre a tutto questo, Santi di tutti i giorni è un potente affresco storico-sociologico della sorprendente rinascita della fede – dopo settant’anni di brutale occupazione da parte di un regime totalmente estraneo all’identità russa – in una grande nazione che giusto mille anni fa faceva il suo ingresso nella storia con l’accoglienza del cristianesimo bizantino e che deve recitare ancora una parte fondamentale nella storia della Chiesa e del mondo.

Da leggere e far leggere.

Buon viaggio!



SEDES APOSTOLICA VACANS?


«Oh, come sarebbe davvero doloroso e deplorevole, se la fede cattolica non fosse custodita proprio nella Sede Apostolica. […]

Dicono che Eutiche, Nestorio, Dioscoro… eretici, come sappiamo, del passato, siano stati accolti ai nostri giorni in non so quale sinodo dal Papa. […] Ecco la causa di tutto lo scandalo… tutto quello che non viene dalla fede, infatti, è peccato.

È già una colpa per voi, o Papa, se avete deviato da quanto vi era stato affidato e avete trascurato la prima fede; hanno ragione i vostri subalterni più giovani di resistervi e di non essere in comunione con voi, finché non venga cancellato e consegnato all’oblio il ricordo dei perversi.

Se tale accusa è vera e non inventata, scambiate a vicenda le vostre parti: i vostri figli sono venuti a trovarsi in testa e voi in coda, duole anche dirlo; e saranno pertanto vostri giudici coloro che conservarono integra la fede, chiunque siano, anche quando sembrano vostri inferiori; infatti sono veri e autentici cattolici coloro che non hanno mai accolto né difeso gli eretici né certuni sospetti di eresia, ma hanno conservato lo zelo per la fede genuina. […]

Perciò, come è grande il vostro onore in rapporto alla dignità della cattedra, così voi dovete avere una grande sollecitudine, per non perdere la vostra dignità a causa di qualche perversità. Infatti voi avrete autorità finché rimarrete nella retta dottrina.

In realtà è vero clavigero del Regno dei Cieli chi, grazie alla sua autentica dottrina, lo apre a coloro che ne sono degni e lo chiude a coloro che ne sono indegni; altrimenti, se agirà diversamente, non potrà né aprire né chiudere.

Essendo vere tutte queste considerazioni ed essendo accettate senza alcuna obiezione da tutti coloro che conoscono il vero, […] non capisco perché voi, divenuti forse orgogliosi [per questa vostra dignità, ndr], rivendichiate per voi stesso non so quale privilegio di maggior autorità e potere nelle cose divine rispetto a tutti gli altri [vostri predecessori, ndr].

Sappiate, peraltro, che minore sarà il vostro potere presso il Signore, se anche solo pensate ciò nel vostro cuore. Infatti, l’unità della fede è stata in tutto il mondo la fonte dell’unità del potere e del primato [petrino, ndr], in modo che, ovunque, si conceda da parte di tutti libertà alla verità e parimenti si precluda tutti la via all’errore, perché fu proprio la professione della verità a dare il privilegio al Detentore delle chiavi, vero maestro di tutti noi. […]

Non si addice pertanto alla dignità della Chiesa romana questa fama della presente mancanza di fermezza, in modo che qualsiasi forza la possa smuovere dalla solidità della vera fede, per la quale tanti martiri versarono il sangue, preferendo morire piuttosto che apostatare. […]

Dunque, Papa, per non venir privato dell’onore dovuto ai successori degli Apostoli, custodisci la fede apostolica, confermala con la testimonianza, corroborala con gli scritti […].

E VOI, VESCOVI, PER LA PACE DELLA CHIESA, SOCCORRETE LE VOSTRE PECORE! Le quali, già impaurite come per il terrore dei lupi, temono per di più fortemente voi stessi, piene di confusione perché sospinte da un ovile all’altro. Così sono esitanti: un po’ vengono, un po’ si allontanano; come vengono, così vanno e sempre sono in preda al timore e allo sconcerto […].

Non si tratta, infatti, solo di un’onda minacciosa solitaria […], ma è uno sconvolgimento di tutto il mare, che in verità da ogni parte si gonfia ed è agitato e minaccia di far naufragare la mistica nave. Perciò io, timido marinaio, oso gridare: Vigilate! Perché l’acqua è già entrata nella Chiesa e la nave è in pericolo!

Noi, infatti, siamo discepoli dei santi Pietro e Paolo e di tutti quei Discepoli che scrissero il canone divino mossi dallo Spirito Santo, tutti noi Irlandesi, abitanti dell’estremità del mondo, e nulla accogliamo all’infuori della dottrina evangelica e apostolica; non ci fu nessun eretico tra noi, nessun giudeo, nessuno scismatico; al contrario, siamo irremovibili nella dottrina cattolica, come fin dal principio è stata tramandata da voi, veri successori dei Santi Apostoli.

Esorto pertanto Voi, miei padri e difensori, a dissipare la confusione che regna tra i vostri figli e discepoli, i quali per causa vostra sono disorientati, e ciò che è ancora più importante, VI SPRONO A SPAZZAR VIA DALLA CATTEDRA DI SAN PIETRO LA CALIGINE DEL SOSPETTO. Convocate dunque un’assemblea, perché vi scagioniate da ciò di cui vi si accusa; non vi trovate infatti, davanti ad una semplice gara di corsa [ma alla battaglia finale, ndr].

Come sento dire, vi si imputa di accogliere gli eretici! Ma sia lungi dal credere che ciò sia stato, sia o sarà vero».

(San Colombano Abate, Lettera al Papa Bonifacio IV, AD 613)


Queste le parole con cui un grandissimo Santo, uno dei padri dell’Europa, non temeva di rivolgersi al Papa e ai vescovi del suo tempo. Ignaro, forse, di quanto profetiche e utili sarebbero state a noi, fedeli dell’AD 2016.

Perché ebbene sì, fratelli cari. È avvenuto.

Ciò che si temeva, forse si presentiva, si attendeva, alla fine, semplicemente, è accaduto… nella pressoché totale indifferenza dell’orbe cattolico, ormai anestetizzato, assuefatto a tutto: caduto vittima dell’incantesimo bergogliano come la bella addormentata… Ebbene sì, amici: il Papa è eretico.

Ovvero, intendiamoci: non è che abbia cominciato ad esserlo tre giorni fa, questo è ovvio; ma, con l’infamia di Lund, semplicemente si è autocertificato in modo chiaro e plateale, con un atto pubblico e dichiarazioni inequivocabili, come tale.

Ma come?!? Ma no, ma dài! Suvvia! Non esageriamo! Non tiriamo conclusioni affrettate! In fondo poteva andare anche peggio…!

Pare di sentirla, la pattuglia dei pii parrucconi, pompieri devoti, normalizzatori perinde ac cadaver, ultimi giapponesi nella jungla-web, difensori ideologici del Papa-nonostante-il Papa, cominciare a sciorinare citazioni latine le più erudite sul ventaglio di posizioni dei più eminenti dottori e teologi riguardo all’ipotesi di scuola – perché tale fino ad ora era sempre stata considerata, senza che nessuno la prendesse realmente sul serio – del Papa eretico: «È magistero o privata opinione?»; «Ha detto qualcosa di valore dogmatico o di semplicemente pastorale?”»; «Eresia formale o solo materiale?”»…

«In pratica, c’è o ce fa?», aggiunge Pasquino…

Poveretti… sembrano tanto i medici intorno al capezzale di Pinocchio:

«Il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso a Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole:

— A mio credere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo! — Mi dispiace, — disse la Civetta — di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega; per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero».

Però c’è un momento, e prima o poi arriva sempre, in cui contra factum non valet argumentum: Arrendiamoci all’evidenza! Urge un Grillo Parlante che dica tutti che il re è nudo:

«Io dico che il medico prudente, quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto. Del resto quel burattino lì, non m’è fisionomia nuova: io lo conosco da un pezzo!».

L’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio è convintamente e coerentemente eretico.

Ma non siamo ingenui: non parliamo più di un’eresia banale, brutale e rivoluzionaria, come è in fondo il luteranesimo duro e puro – che infatti non esiste più – ma della super-eresia… l’eresia 4.0… la madre e la cloaca di tutte le eresie… di fronte alla quale il modernismo di inizio ‘900 sembra un giullare in scatola per spaventare i bambini… al punto che nemmeno sembra più adeguato definirla semplicemente “eresia”, giacché gli airetici dei primi due millenni del cristianesimo si sono limitati a scegliere tra le verità di fede quelle più aggradavano loro, buttando via tutte le altre, lavorando di accetta per rimodellare (leggi: sfregiare) il vero volto della Sposa di Cristo; un procedimento tutto sommato logico, prevedibile, quindi contestabile ribattendo punto su punto e perciò arginabile, cosa che hanno fatto egregiamente e con sublime guadagno dei veri credenti tutti i Dottori della Chiesa.

Ma oggi non è di questo che stiamo parlando.

Ciò cui assistiamo ogni giorno in modo sempre più chiaro e terrificante non è la diffusione di un’eresia, ma l’instaurarsi di una nuova religione all’interno e sotto le sembianze della Chiesa cattolica romana: non più ferite e fratture al corpo mistico – che, tutto sommato, rendono più forti le membra una volta guarite – ma un virus mutogeno, capace di uccidere in silenzio, quasi senza dolore, trasformando l’anima ma lasciandone vivo il corpo, che si ritrova come zombizzato…

Nessuno nega più direttamente questo o quel dogma, nessuno si scaglia più contro l’istituzione-Chiesa: semplicemente i dogmi salvifici non esistono più, e la Chiesa in quanto prolungamento sacramentale dell’agire di Cristo nella storia come Suo Corpo Mistico, nemmeno. Essa è diventata il contenitore della religione dell’anticristo: del culto dell’uomo che adora se stesso.

La religione dell’uomo-che-si-fa-dio si sta fondendo, in un abbraccio mortale, con la Religione del Dio fattosi uomo… senza anatemi, senza condanne, senza “settarismi”, come ama dire monsignor Bergoglio… ed era tutto così chiaro, evidente, perfino spudorato…: la tiara del Regno di Cristo deposta ai piedi dell’ONU… la Chiesa che da serva di Cristo Signore si proclama “serva del mondo”… che comincia a smantellare se stessa in tutto ciò che non si presta ad essere omogeneizzato: la Sacra Liturgia, il sacerdozio, la vita consacrata… il Sacro Deposito non è contraddetto formalmente, ma semplicemente accantonato, ignorato, reso irrilevante: roba da fondo di biblioteca… ma solo pochi profeti lo hanno denunciato, e chi li ha ascoltati?

Oggi vediamo venire al pettine molti nodi, anche se non tutti, perché ancora delle belle (si fa per dire) dovremo vederne…

Eppure, tra quanti desiderano sinceramente essere cristiani cattolici ortodossi, in comunione con la Chiesa di sempre, permane una ritrosia, uno scrupolo, una sorta di falso pudore… quello che tutti pensano, non si può dire… sembra troppo grande, impossibile: il papa può farsi pseudoprofeta a servizio dell’anticristo?

Beh, se qualcuno ce lo avesse detto sotto san Pio X o anche sotto Pio XII, gli avremmo dato del pazzo e del blasfemo… ma dopo Paolo VI? Che si è attirato con perfetta nonchalance «l’ira di Dio Onnipotente e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo» ABOLENDO il Messale della Chiesa di Roma di origine apostolica, in barba al pronunciamento dogmatico definitivo della Quo primum di san Pio V?

Dopo Giovanni Paolo II? Che ha istituzionalizzato il culto della personalità del Papa e ha di fatto dogmatizzato l’indifferentismo religioso lasciando scannare i polli sugli altari delle chiese di Assisi?

E di Benedetto XVI, cosa dire? Una parentesi contraddittoria, che ha risvegliato le più audaci speranze di un’intera generazione per poi deluderle nel peggior modo possibile, una parentesi che, non essendosi ancora realmente chiusa, possiamo solo limitarci a definire con un colossale: “Boh…?”.

Ma, dopo aver visto i pontefici romani disonorare la Sede Apostolica in ogni modo possibile e immaginabile, vogliamo ancora essere così idolatricamente attaccati all’istituzione-papato da rinunciare al sensus fidei, che impone a qualunque vero credente in buona fede di stracciarsi le vesti e gridare: Anàthema? Abbiamo davvero scambiato il bicchiere per la fonte? La verità per il quieto vivere? La fede soprannaturale per un’obbedienza tutta umana? Il servo per il Padrone?

L’appello ineludibile della coscienza cristiana, che si ribella alla diabolica equiparazione tra Lutero e sant’Ignazio di Loyola, tra Calvino e san Francesco di Sales, tra santità e dissacrazione, pensiamo di tacitarlo con un irresponsabile ossequio formale di comodo? Va ancora tutto bene, Madama la Marchesa?

Perché l’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, dichiarando pubblicamente abrogati de facto gli anatemi del Concilio Tridentino contro le assurdità della riforma (definite ora «doni spirituali e teologici»!) forse non si è reso conto di essere incorso in essi… o forse non gliene frega niente di niente, perché confida che anche stavolta tutta la gerarchia e il popolo si adegueranno con la coda tra le gambe alla sua delirante volontà.

Ma ciò, carissimi fratelli, significa una e una sola cosa: egli è decaduto dall’ufficio di Romano Pontefice: si è scomunicato da solo. E la condizione di scomunicato in quanto eretico-scismatico, (perché tale è chi si dichiara fratello nella fede di eretici e scismatici e ne assolve, abbraccia e benedice gli errori), ebbene tale condizione è ASSOLUTAMENTE INCOMPATIBILE con la dignità di Successore del Beato Apostolo Pietro, pena il venire meno della continuità visibile della Chiesa di Cristo.

Né si può invocare il fatto che prima della condanna gli debba essere segnalato l’errore e contestata l’eresia, come se si potesse invocare un’ignoranza scusante in merito al giudizio della Chiesa su Lutero e sulle sue dottrine: cosa che sarebbe ridicola solo a pensarsi. Monsignor Bergoglio sa perfettamente cosa ha fatto e perché: egli rifiuta a priori tutte le definizioni dogmatiche, gli anatemi, in una parola tutta la Tradizione della Chiesa, perché si sente investito del compito di rendere la Chiesa come la vuole lui (proprio come ha sottotitolato il suo ultimo libro, senza un briciolo di pudore).

Perciò, cari fratelli, spiace dirlo – qualcuno bisogna pure che lo dica – non crediate di poter più salvare capra e cavoli: essere cattolici ortodossi tradizionali e seguire “papa Francesco”; non si può più essere in comunione con lui, pregare per lui nel Canone, chiedere che il Signore lo benedica, lo salvi, ce lo conservi a lungo, senza essere suoi complici nell’errore e aver fatto naufragio nella fede: LEX ORANDI LEX CREDENDI, non si scappa. Se pregate con lui e per lui, allora avete scelto di credere anche come lui. E ne condividerete il giudizio.

E voi, padri e principi della Chiesa, membri del Sacro Collegio, Patriarchi, Vescovi tutti, Abati e Superiori Generali, chiunque abbia ancora un briciolo di fede cattolica: fate come vi pare, buttate la conta e tiratela a sorte per decidere a chi tocca, se volete, ma QUALCUNO VADA A SANTA MARTA, COMUNICHI ALL’ARCIVESCOVO BERGOGLIO CHE È DECADUTO DA ROMANO PONTEFICE, gli faccia fare le valigie (e non dovrebbe esser difficile perché grazie a Dio viaggia leggero, lui), dopodiché riunitevi a San Pietro in conclave, perché la Chiesa non può più stare senza un pastore.

Se sceglierete di voltarvi dall’altra parte anche stavolta, come avete fatto finora, siate pur certi che nel giorno del giudizio vi ritroverete nella (poco) invidiabile compagnia dell’arcivescovo Bergoglio, di padre Martin Lutero e compagnia di “fratelli separati”, perché esattamente per difendere la fede avete ricevuto in dono la dignità e il potere di cui siete rivestiti.

Più che supplicarvi, accompagnarvi con la preghiera, promettervi che vi staremo vicini, fino alla fine, nella buona battaglia, noi povere pecore non possiamo fare.

Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis!

Sancte Ioseph, ora pro nobis!

Sancte Michael Arcangele, ora pro nobis!

9 commenti:

  1. Qualcuno in latino ha invitato tutti prima a provare le accuse che vengono rivolte al Papa! Ebbene io dico: se uno si accompagna ad un eretico con il proposito di far comunione con lui senza l'intento di rimuovere l'eresia, non e' eretico anche lui? Che altro c'e' da provare? Grazie don Elia e che Dio ci aiuti!

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  2. Caro don Elia,
    vorrei chiederLe se questo levita è un Suo personaggio autobiografico. Me lo fa pensare il fatto che la sua lucida analisi è facilmente riconducibile all'ammirevole ed inconfondibile stile dell'autore di questo blog.

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    1. Non è un personaggio autobiografico, ma una persona reale che sta subendo una grave ingiustizia.

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  3. Caro don Elia, Suor Lucia di Fatima, circa la necessità di obbedienza al Papa, si pronuncia in modo davvero esplosivo ("Però, Padre, bisogna dire alle persone che non devono stare a sperare in un richiamo alla preghiera e alla penitenza né dal Sommo Pontefice....), in questa lettera, scritta da suor Lucia il 22 maggio 1958 al padre Agustin Fuentes, postulatore della causa di beatificazione di Giacinta e Francesco. Il testo fu pubblicato dalla rivista mariana “L’Immacolata” nel numero di gennaio-febbraio 1959. Nella lettera, come si può chiaramente notare, suor Lucia si riferisce indirettamente al testo del segreto:

    "Padre, la Madonna è molto scontenta perché non si è fatto caso al Suo messaggio del 1917. Né i buoni né i cattivi vi hanno fatto caso. I buoni vanno per la loro strada senza preoccuparsi, e non seguono le norme celestiali; i cattivi, nella via larga della perdizione, non tengono in alcun conto i castighi minacciati. Creda, Padre, il Signore Iddio molto presto castigherà il mondo. Il castigo sarà materiale e, si immagini, Padre, quante anime cadranno nell’inferno, se non si prega e si fa penitenza. Questa è la causa della tristezza della Madonna.

    Padre, lo dica a tutti, che la Madonna tante volte mi ha detto che molte nazioni spariranno dalla faccia della terra. Nazioni senza Dio saranno il flagello scelto da Dio per castigare l’umanità, se noi per mezzo dell’orazione e dei SS. Sacramenti non otteniamo la grazia della loro conversione. Lo dica, Padre, che il demonio sta attaccando la battaglia decisiva contro la Madonna, perché ciò che affligge il Cuore Immacolato di Maria e di Gesù è la caduta delle anime Religiose e Sacerdotali.

    Il demonio sa che i Religiosi e i Sacerdoti, trascurando la loro eccelsa vocazione, trascinano molte anime all’inferno. Siamo appena in tempo per trattenere il castigo del Cielo. Abbiamo a nostra disposizione due mezzi efficacissimi: la preghiera e il sacrificio. Il demonio fa di tutto per distrarci e toglierci il gusto della preghiera. Ci salveremo, oppure ci danneremo.

    Però, Padre, bisogna dire alle persone che non devono stare a sperare in un richiamo alla preghiera e alla penitenza né dal Sommo Pontefice, né dai Vescovi, né dai Parroci, né dai Superiori. È già tempo che ognuno, di sua iniziativa, compia opere sante e riformi la sua vita secondo i richiami della Madonna Santissima.

    Il demonio vuole impadronirsi delle anime consacrate, lavora per corromperle, per indurre gli altri all'impenitenza finale; usa tutte le astuzie, suggerendo perfino di aggiornare la vita religiosa! Ne proviene sterilità alla vita interiore e freddezza nei secolari circa la rinuncia dei piaceri e la totale immolazione a Dio. Lo ricordi, Padre, che due fatti concorsero a santificare Giacinta e Francesco: l’afflizione della Madonna e la visione dell’inferno.

    La Madonna si trova come tra due spade: da una parte vede l’umanità ostinata e indifferente ai castighi minacciati; dall’altra, vede noi, che calpestiamo i Santi Sacramenti e disprezziamo il castigo che si avvicina, restando increduli, sensuali e materialisti....."


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  4. ......Continua il messaggio di Maria affidato a Suor Lucia di Fatima:
    "La Madonna ha detto espressamente: “Ci avviciniamo agli ultimi giorni”, e me lo ha ripetuto tre volte. Affermò, prima, che il demonio ha ingaggiato la lotta decisiva, cioè finale, dalla quale uno dei due uscirà vittorioso o sconfitto. O siamo con Dio, o siamo col demonio. La seconda volta mi ha ripetuto che i rimedi ultimi dati al mondo sono il Santo Rosario e la devozione al Cuore Immacolato di Maria. La terza volta mi disse che, “esauriti gli altri mezzi disprezzati dagli uomini, ci offre con tremore l’ultima àncora di salvezza: la SS. Vergine in persona, le sue numerose apparizioni, LE SUE LACRIME, i messaggi dei veggenti sparsi in tutte le parti del mondo”; e la Madonna disse ancora che, se non l’ascoltiamo e continuiamo l’offesa, non saremo più perdonati. E urgente, Padre, che ci si renda conto della terribile realtà. Non si vuole riempire le anime di paura, ma è solo urgente richiamo, perché da quando la Vergine SS. ha dato grande efficacia al Santo Rosario, non c’è problema materiale né spirituale, nazionale o internazionale, che non si possa risolvere col Santo Rosario e con i nostri sacrifici. Recitato con amore e devozione, consolerà Maria, tergendo tante lacrime dal suo Cuore Immacolato”.

    Suor Lucia di Fatima, 22-5-‘58

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  5. Caro don Elia, ho sempre amato i Papi ma non m'ero mai reso conto dello strapotere che ha il Papa. Un potere del genere nelle mani dell'uomo sbagliato può far danni tali che mai nessun uomo abbia potuto fare nella storia.Un potere simile , senza possibilità di controllo, è anacronistico! Con i mezzi di comunicazione moderni, questo potere è cresciuto in maniera esponenziale, e se non ci si rende conto di ciò, correre subito ai ripari, anche oggi, è già troppo tardi!

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  6. Dobbiamo invocare l'intervento di Cristo, perché rimetta il timone della Sua barca in mano a persona degna.

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  7. Don Elia: "E voi, padri e principi della Chiesa [...] QUALCUNO VADA
    ................A SANTA MARTA, COMUNICHI ALL'ARCIVESCOVO BERGOGLIO
    ................CHE È DECADUTO DA ROMANO PONTEFICE, gli faccia fare
    ................le valigie [...], dopodiché riunitevi a San Pietro in conclave,
    ................perché la Chiesa non più stare senza un pastore".......................


    Lodevolissima questa Sua esortazione, caro don Elia, ma dove sono i Cardinali rimasti Cattolici pronti a raccoglierla? Lo stato di malessere della Chiesa si può dedurre dal Suo Cardinalato: a cominciare dal Cardinale Siri che declina la Sua elevazione a Papa - tralasciamo di commentare sulle Sue motivazioni per non infierire - per finire con l'incerto balbettio dei quattro Cardinali dei Dubia che manco hanno avuto la forza di continuarlo, non parliamo nemmeno, poi, di metterlo all'angolo e smascherarlo.

    Mi avviene di domandarmi: ma se i Consacrati della Chiesa sono tutti così gravemente malati da non poter essere di alcun affidamento, non sarebbe, allora, il DOVERE dei Cattolici non-consacrati di far visita al comunista argentino a Santa Marta per accompagnarlo, a suon di pedate nel sedere, fuori le mura del Vaticano, senza alcun bagaglio?

    Certo, non potremmo ridare alla Chiesa il Suo Pastore, ma certamente una simile iniziativa avrebbe la caratteristica forza di una palla di neve che diviene valanga!

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    1. Non sono io Columbanus Peregrinus, come ho già segnalato sopra. Ad ogni modo, quello che Lei suggerisce piacerebbe a molti, ma il fatto è che il "comunista argentino" si trova ad essere, fra l'altro, un capo di Stato, cosa che rende oggettivamente un po' difficile una sua rimozione per sollevazione popolare... In questo genere di cose dobbiamo lasciare l'iniziativa a Cristo, che ha permesso la sua ascesa come un castigo per la Sua Sposa fedifraga e uno strumento per vagliare i Suoi veri fedeli. Se chi dovrebbe parlare tace, Dio si servirà di qualcun altro: "Se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo" (Est 4, 14).
      Del cardinal Siri si dice che sia stato eletto papa nel 1958 e immediatamente costretto a rinunciare, ma - che io sappia - non ce ne sono prove. Se Lei è a conoscenza di testi o documenti che possano attestarlo, Le sarò molto grato di segnalarceli.

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