Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 30 gennaio 2016


I burattini dell’Anticristo
 

Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al Signore; contemplò dall’alto Sodoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace. Così, quando Dio distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato (Gen 19, 27-29).

Oggi Sodoma e Gomorra non sono più soltanto due città, ma il mondo intero. Tutta la società si è attualmente pervertita e – come se non bastasse – in modo peggiore di allora. La Genesi narra che tutto il popolo di Sodoma, giovani e vecchi, aveva circondato la casa di Lot reclamando i suoi ospiti, onde abusarne collettivamente sulla pubblica piazza (cf. Gen 19, 4-5); ma non fa cenno di bambini esposti allo sfruttamento sessuale degli adulti né di leggi che istituzionalizzassero la peggiore delle perversioni, costringendo altresì i cittadini onesti a pagare le tasse per sostenerla economicamente. Non c’è neanche menzione di stupri di gruppo perpetrati sotto lo sguardo impotente di chi sarebbe incaricato di assicurare l’ordine, né di magistrati che giustifichino tali nefandezze in nome dei traumi che i delinquenti invasori avrebbero subìto in patria, autorizzandoli così, implicitamente, a commettere impunemente qualsiasi crimine.

Pur dimorando ancora nelle città che saranno severamente castigate, abbiamo l’obbligo morale di dissociarci pubblicamente dalle loro aberrazioni rigettando nel modo più esplicito le ultime eiezioni fecali della democrazia, il più pernicioso ritrovato del “pensiero” massonico, mirante a sovvertire l’ordine naturale a livello politico, morale e religioso. Non c’è miglior modo di dominare i popoli che illuderli di essere liberi di autodeterminarsi; così le decisioni che vengono loro imposte dall’alto sono scambiate per scelte autonome ed espressione di libertà… e chi le contesta è automaticamente condannato alla gogna come nemico del genere umano, retrogrado e intransigente oppositore del progresso. Sono tre secoli che ci menano per il naso con questa storiella: non sarà il caso di reagire con vigore in nome della verità e del bene? Allora potranno darci a ragione dei reazionari; ma finché persistiamo in un’imbelle e infingarda rassegnazione non abbiamo il diritto di lamentarci.

Smettiamo dunque di prestare sostegno a questo sistema perverso. Non andate più a votare, se non per eleggere, eventualmente, persone di sicura fede cattolica e di provata sanità morale che possano fare opposizione, per quanto possono, ai progetti sovvertitori. Evitate il più possibile di pagare tasse che finiranno in gran parte in sprechi, ruberie e malversazioni, piuttosto che essere utilizzate in quei servizi essenziali che funzionano sempre peggio. Dichiarate apertamente la vostra ostilità a questo regime totalitario camuffato e ai suoi rappresentanti, i quali, in buona parte, non sono altro che marionette manovrate dalla massoneria. La manovalanza appartenente al rito scozzese antico e accettato è agli ordini degli occulti e insospettabili personaggi iniziati al rito egizio, cui non si accede se non dopo aver raggiunto il trentatreesimo grado del precedente per darsi alla stregoneria più spinta e ripugnante che esista (quella che prevede, tanto per capirci, banchetti in cui si ammazzano e divorano bambini).

Dato però che la nostra battaglia – com’è ormai evidente – non è indirizzata semplicemente contro esseri di carne e sangue, ma contro gli spiriti e le potenze del male, tutto questo risulta insufficiente. È doveroso scendere in piazza, se non altro per mostrare al Palazzo quanto poco le sue decisioni siano condivise dalla porzione sana del nostro popolo, nonché per far comprendere ai Pastori quale solco incolmabile abbiano scavato tra noi e loro, nonostante le ambigue e tardive prese di posizione dell’ultimo minuto, miranti solo a salvare la faccia e a non rimanere ultimi rispetto al gregge. Perfino l’inquilino di Santa Marta è tornato a ribadire la dottrina cattolica in materia di matrimonio, ma come al solito senza alcun riferimento diretto alla terribile congiuntura storica in cui ci troviamo e senza alcuna disposizione pratica. Bisognerebbe escludere dai Sacramenti tutti i parlamentari che votano a favore di leggi perverse, così come Pio XII scomunicò i comunisti e chiunque li sostenesse in qualsiasi modo, salvando così l’Italia da una sciagura che sarebbe stata peggiore dell’ultima guerra.

Ma nemmeno questo basterebbe. Il diavolo e i suoi burattini si vincono soprattutto con la preghiera, il sacrificio e la santità di vita. Il sistema sovietico cadde per l’azione concreta di un Papa che proveniva da un Paese ad esso sottomesso, ma anche per la preghiera e l’offerta espiatrici di un’Imperatrice che, pur avendo perso il trono, esercitò fino all’ultimo respiro il compito ricevuto da Dio, mediante l’unzione regale, nei riguardi dei popoli appartenuti all’ultimo impero cristiano e affidati alla sua indefettibile responsabilità. Moglie del beato Carlo d’Asburgo, al termine di una vita di sofferenze e umiliazioni, all’età di novantasette anni, Zita si spense dopo aver ricevuto la notizia della caduta del muro di Berlino: missione compiuta. L’eroica fedeltà al proprio dovere in conformità alla volontà divina ha elevato questa donna, umile e inflessibile a un tempo, alle altezze della santità. Due anni prima dell’attentato di Sarajevo, san Pio X le aveva profetizzato l’ascesa al trono (che nessuno poteva immaginare prima dell’assassinio dell’arciduca ereditario, Francesco Ferdinando), aggiungendo che suo marito avrebbe immensamente giovato all’Austria, ma da morto. Lei, da viva, giovò immensamente a tutta l’Europa.

Non per nulla Giovanni Paolo II era stato battezzato con il nome di Karol, in onore del sovrano (poi prematuramente scomparso) sotto il quale suo padre aveva militato e che egli stesso avrebbe beatificato. Certo, anche la massoneria, dal canto suo, lasciò che il sistema comunista implodesse, dato che aveva compiuto la sua parabola distruttiva e andava sostituito con le forze fresche dell’Islam; ma in ogni caso un “impero” che sembrava indistruttibile si dissolse nel giro di un paio d’anni. È la santa Provvidenza che guida la storia umana, non le marionette di Satana, il quale concorre per mezzo loro, suo malgrado, al trionfo del Cuore immacolato di Maria. Signori massoni, vi conviene davvero far tutto questo per un po’ di vile piacere, possesso e potere goduti per pochi anni sulla terra in cambio di un’eternità all’Inferno? Certo, del danno ne fate – soprattutto a voi stessi – ma pure quello coopera misteriosamente all’avvento del Regno, visto che Dio lo volge ultimamente in bene. Chi vi ascolta e vi segue perirà con voi nel grande castigo che sta per abbattersi sul mondo, mentre chi obbedisce a Cristo ne sarà preservato. Allora, che aspettate a convertirvi? L’Onnipotente può perdonare anche voi.
 

sabato 23 gennaio 2016


Il “corpo mistico” dell’Anticristo

 
Lo Spirito del Signore è su di me… mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri (Lc 4, 18).

Nel santo Vangelo (quello scritto e trasmesso, non quello ridotto a vuota parola che ognuno riempie delle sue idee) non c’è traccia di appelli a trasformazioni politiche e sociali, né tanto meno alcuna chiamata alle armi per la rivoluzione. La povertà è uno dei tanti effetti del peccato originale e si vince unicamente, da una parte, con una lotta incessante contro i peccati (sia quelli dei ricchi che quelli dei poveri) e, dall’altra, con le opere di misericordia e con l’esercizio della carità teologale (che non è il mero volontariato, praticato anche dagli atei). È ovvio che ognuno debba combattere anzitutto i peccati propri, prima di pensare a correggere quelli altrui. I poveri, come tutti gli altri, hanno l’obbligo morale di ascoltare la voce di Dio, che risuona nella loro coscienza e nel Magistero di sempre. Essi non sono santi a priori a motivo della loro condizione, ma possono santificarsi – esattamente come i ricchi – mediante l’umile accettazione della volontà di Dio a loro riguardo e la pratica delle virtù cristiane. È pur vero che i primi hanno meno opportunità di istruirsi dei secondi; ma fino a pochi decenni fa bastava andare in chiesa e ascoltare la predica del parroco per sapere con certezza come bisogna comportarsi per essere graditi a Dio e meritare la Sua grazia, nonché per ottenere l’immancabile aiuto della Provvidenza per le necessità di questa vita.

Ecco il lieto annunzio che il Messia ha portato ai poveri: essi non sono esclusi dal Regno di Dio, ma godono anzi di una predilezione speciale da parte Sua, purché Gli siano umilmente obbedienti e non ardiscano sfruttare la divina Parola per sovvertire l’ordine costituito, incantati da false promesse. Le gravi ingiustizie che subiscono attualmente sono risultato diretto di quella modernità che si è voluta sbarazzare di qualsiasi soggezione nei confronti del Creatore e della Sua Legge, producendo così un sistema economico e politico disumano; ma la sola via d’uscita è la conversione, il ritorno a quella fede nella regalità sociale di Cristo che un tempo, seppure imperfettamente, regolava il vivere civile. La liberación perseguita dal ceto clericale in Paesi un tempo cattolici ha cancellato la sana dottrina e tolto ogni argine all’immoralità più sfacciata; i poveri hanno certamente di che ringraziare, se dopo una vita d’inferno rischiano pure la dannazione eterna… a causa dei preti.

Ma no, il buon Dio perdona tutto, sempre e comunque! Certo, non c’è peccato che la potenza infinita della Sua misericordia non possa perdonare… salvo quello contro lo Spirito Santo: è il peccato con cui ci si oppone alla verità e, di conseguenza, ci si ostina nell’errore e nelle cattive azioni che ne conseguono. Sì, questo è un rischio corso più spesso da gente istruita che non dalle persone semplici, finché anch’esse non vengano fuorviate dalla propaganda dei falsi profeti, che deforma le loro coscienze in modo spesso irrimediabile. Saranno per questo tutte pienamente scusate? Non è detto: anche un povero poco formato, per quanto ingenuamente fiducioso nelle parole di chi ha autorità, può decidere se acconsentire o meno alla menzogna; di sicuro chi lo inganna – spesso a sua volta ingannato – avrà da rispondere della sua sorte eterna, oltre che della propria, perché avrà anch’egli liberamente dato credito all’errore. La questione, dunque, non è affatto così semplice come ci vorrebbero far credere; chi siamo noi, d’altronde, per metterci al posto di Dio e pretendere di sapere meglio di Lui come deve regolarsi?

E sia! Nostro malgrado, siamo figli del marxismo e della psicanalisi, che hanno oscurato la dimensione trascendente dell’uomo, negandone la libertà e riducendolo a essere manipolabile a piacimento. Con il controllo mentale ed economico si ottiene un dominio pressoché totale sugli individui e sui popoli – nonché sugli istituti religiosi: perché, altrimenti, si starebbero accanendo tanto contro una fiorente congregazione che assicurava da sé la formazione teologica delle nuove leve e si era sottratta (ottima mossa) al controllo finanziario del Vaticano dominato dalla massoneria? È questa duplice forma di controllo, del resto, che garantisce la riuscita e la tenuta di qualsiasi regime totalitario, compreso quello della sedicente Chiesa “rinnovata” (cioè privata delle sue armi spirituali e consegnata ai suoi nemici). Non a caso, marxismo e psicanalisi hanno furoreggiato per decenni nei seminari e nei conventi, facendo strage di vocazioni e trasformandoli in cloache di impurità, per usare i termini della profezia della Salette. L’essere umano, spogliato della sua dignità, non è più imputabile di nulla; i suoi comportamenti non sono altro – secondo il nuovo “vangelo” – che un prodotto di meccanismi psicologici o socio-economici.

Ma ci domandiamo ancora una volta: questo basta a scusarlo del tutto? San Paolo ci ricorda che non basta correre o battere pugni, ma bisogna farlo in modo da conquistare il premio: nello stadio tutti corrono, ma uno solo l’ottiene. I padri d’Israele attraversarono tutti il Mar Rosso, furono tutti sfamati dalla manna e dissetati dalla roccia, sperimentarono tutti le mirabili cure divine, ma non tutti entrarono nella Terra promessa, bensì soltanto coloro che perseverarono nella fede e nell’osservanza dei Comandamenti (cf. 1 Cor 9, 24-10, 11). Dio, se vuole, può ben dare la stessa ricompensa agli operai della prima come a quelli dell’ultima ora (cf. Mt 20, 9-10): non però per quel rozzo egualitarismo che impera nella “cultura” contemporanea (anche chiesastica), ma per mettere alla prova i primi, i quali si sono esclusi dal Regno a causa della loro gelosia (cf. Rm 11, 11). Le vie della Sapienza divina, grazie a Dio, non sono certo quelle degli imbonitori – laicisti o clericali, cambia poco – del nuovo ordine mondiale.

Preferiamo essere ultimi nel Corpo mistico di Cristo piuttosto che primi in quello dell’Anticristo, che Padre Kolbe, a suo tempo, aveva già individuato nella massoneria, votandosi ad una lotta senza quartiere contro di essa. Allo stesso modo Padre Pio, con la sua passione fisica, morale e spirituale, combatteva dal suo isolamento la perversione della Chiesa militante minacciata dal modernismo. Abbiamo campioni simili che ci sostengono dal cielo per comando dell’Immacolata: che dovremmo temere? Con la preghiera, la parola, l’esempio, l’azione e la sofferenza offerta con fede, persistiamo nella nostra missione di guastatori contro lo pseudo-corpo mistico. Al momento fissato, il Signore farà rifiorire quello vero: dal tronco abbattuto, liberato dalle frasche che lo soffocavano, l’albero ricrescerà più forte e maestoso che mai.

Chi crede di stare in piedi guardi di non cadere (1 Cor 10, 12).

Così gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi (Mt 20, 16).
 

sabato 16 gennaio 2016


L’Anticristo e l’antivangelo


e non sapeva di dove fosse… «Di dove sei?» (Gv 2, 9; 19, 9).

Il vino di Cana non era frutto della vite e del lavoro dell’uomo (come recita, nel novus ordo, il testo che introduce al “banchetto”, adattamento della preghiera ebraica di benedizione dei pasti). Il vino buono concesso da Gesù aveva un’origine soprannaturale, così come la Persona del suo fattore non veniva dalla terra, ma dal cielo. Di fronte al Suo mistero persino lo scettico Pilato avrà un tremito di sacro timore (cf. Gv 19, 8), ben presto sopraffatto dal calcolo politico con cui indurrà all’apostasia l’indocile popolo giudaico. Le vere nozze dovevano consumarsi sul Calvario, dove lo Sposo divino avrebbe effuso fino all’ultima goccia il vino nuovo del Suo Sangue prezioso per lavare e unire a Sé la Sposa che da quel dono di vita stava nascendo. Il Sacrificio della nuova ed eterna alleanza rendeva ormai superflua la prassi sacrificale del Tempio di Gerusalemme, mera prefigurazione di ciò che il Figlio di Dio fatto uomo avrebbe realizzato offrendosi al Padre sulla croce per riconciliargli l’umanità peccatrice e ribelle. Non a caso l’evangelista Giovanni, come a formare un dittico, subito dopo l’inizio dei segni a Cana riporta il gesto di autorità con cui Gesù scaccia i venditori di animali da quel luogo di culto che, quarant’anni dopo, sarà distrutto (cf. Mt 24, 1-2; Gv 2, 13-22). Il vero tempio in cui abita Dio è ormai il Suo corpo, sia quello fisico (cf. Gv 2, 21; Col 2, 9) che quello mistico (cf. 1 Cor 3, 16; 12, 27).

Quel Cesare a cui le autorità ebraiche si sottomisero, rinunciando così alle nozze messianiche e, in definitiva, alla loro fede (cf. Mt 22, 3; Gv 19, 15), era un imperatore pagano, usurpatore di quella terra santa che Dio aveva donato ad Abramo e alla sua discendenza. Da quando Pompeo l’aveva occupata con tanto di profanazione del Tempio, il monte dell’eredità del Signore (cf. Es 15, 17) era governato da immondi gentili, ma la classe dirigente d’Israele aveva ben presto trovato un modus vivendi da cui trarre, come al solito, il maggior vantaggio possibile – e non aveva la minima intenzione di perderlo. Quantunque assorbito dai sollazzi di Capri, il lontano sovrano, dal canto suo, contava sull’abile procuratore che, senza perdere un soldato in battaglia, al prezzo una sola vita umana, ingiustamente condannata, aveva riportato l’enorme quanto insperato successo di una pubblica dichiarazione di sottomissione. Nessuno di questi personaggi, a quanto pare, pensava al giudizio di Dio, ma al momento fissato il conto arrivò ad ognuno di loro: Pompeo, a suo tempo, era stato sconfitto a Farsalo e ucciso in Egitto; Pilato, rimandato a Roma, finirà sotto processo e sarà condannato; Tiberio, riportato ormai defunto nella capitale, rischierà di finire nel Tevere per l’odio della folla; i sadducei, accusati di collaborazionismo con l’odiato occupante, durante la guerra giudaica saranno massacrati dagli zeloti, a loro volta sgominati dai Romani.

Historia magistra vitae? Non per quelli a cui dovrebbe servire. Ma chi vuole, qualche lezione può trarne, se non altro per averne il conforto necessario per attendere fiducioso l’intervento divino. Il novus ordo seclorum (come sta scritto sui dollari) si sta instaurando ovunque con l’appoggio della nomenklatura vaticana; la società e la cultura, ormai giunte a un avanzato stadio di decomposizione, sono assolutamente impotenti e totalmente prone al potere; quelli che dovrebbero guidare il gregge si nascondono dietro la foglia di fico dei diritti da concedere ai pervertiti, ma senza parlare di matrimonio e di adozione… Se i cattolici si organizzano per difendere la famiglia, essi si dissociano con sufficienza dalla proposta degradandola a iniziativa puramente laicale. Ma non ci ripetono da cinquant’anni che la Chiesa sono i laici e che bisogna ascoltare il Popolo di Dio? Ora che i fedeli scavalcano – giustamente – i Pastori e si organizzano da sé, li bollano come oltranzisti incapaci di comprendere il momento storico. Del resto sono decenni che i vescovi italiani sono scelti di preferenza fra i burocrati e gli scribacchini della Circonvallazione Cornelia a Roma (quegli stessi che hanno ridotto il catechismo a barzelletta, la liturgia a pagliacciata e le diocesi a pachidermi amministrativi addormentati).

Sia ben inteso, ancora una volta, che non ci piace la polemica per se stessa: costretti dagli eventi, abbiamo semplicemente aperto gli occhi sulla realtà, che vediamo in misura oltretutto insufficiente. Se potessimo scorgere fino a che punto i liberi muratori si sono infiltrati nella Curia Romana e nelle conferenze episcopali, ci verrebbe un attacco di panico; ma Dio ce ne preserva. L’importante – per tornare alle lezioni della storia – è tener presente che anche questo passerà: una dirigenza religiosa che si vende ai nemici di Dio sarà spazzata via, prima o poi. Vorrei sentirne un po’ di compassione, ma non ci riesco. D’altronde non ho la minima intenzione di diventare più misericordioso di Gesù stesso, come il grande saggio che sta riconciliando tutte le religioni. Non ho nemmeno voglia di scambiare il vecchio volto di Cristo con quello nuovissimo della bonaria figura gnostica in cui sembra ora credere l’inossidabile predicatore della Casa Pontificia, con una cortigianeria così smaccata che metterebbe in imbarazzo perfino Stalin (mentre il tiranno argentino è perfettamente a suo agio in mezzo allo stuolo dei suoi adulatori). Altro che porte sante, dobbiamo stare ben lontani da San Pietro e da altri luoghi infestati, per quanto ci costi. San Pio X e il futuro beato Pio XII provvederanno loro a ripulirli, come fecero quando stavano quaggiù.

Nel frattempo, in attesa che arrivi il Chirurgo, tappiamo occhi, orecchie e cuore alla propaganda della falsa chiesa massonica che si è incistata in quella vera come un tumore maligno. Sono le stesse tecniche dei vari Goebbels della storia recente, solo che gli strumenti mediatici sono ben più potenti e pervasivi: si crea un consenso artificiale intorno a quattro idee sgangherate, del tutto prive di fondamento e di contenuto, ma capaci di rispondere a paure e frustrazioni di masse confuse che hanno perso la propria identità (o a cui – meglio – l’hanno tolta con un indottrinamento forzato e la distruzione dell’eredità culturale), così da diventare assolutamente indiscutibili. È un antivangelo che, pur nella sua apparenza accattivante, proclama il nulla e asservisce al diavolo, preparando così la strada al regno dell’Anticristo. Quest’ultimo sarà un personaggio politico che, in un clima di grave instabilità e insicurezza pianificata, sarà accolto come un liberatore da popolazioni sedotte dal falso profeta e spinte all’esasperazione dai burattinai del sistema. Dietro tutto questo, come sempre, ci sono i discendenti di quei sadducei che rifiutarono il Messia perché si erano venduti a Satana, rinnegando l’alleanza e perdendo poi, di conseguenza, la terra e i privilegi. Poveracci, non vogliono proprio capire che non praevalebunt: la Chiesa ha per sposo Uno che viene dal cielo.

Tuo sposo è il tuo Creatore… Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo Architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te (Is 54, 5; 62, 5).

sabato 9 gennaio 2016


La nostra sola certezza


Tu sei il Figlio mio amato: in te mi sono compiaciuto (Lc 3, 22).

Non si è ancora spenta, nei nostri cuori, l’eco festosa delle zampogne di Betlemme né la gioia immensa dei Magi alla vista della stella che da terre lontane li ha guidati fino a quel borgo sperduto di Giudea… Ed ecco che già ci si para davanti la maestosa bellezza del Cristo adulto, che, risalendo dalle acque del Giordano, riceve nella Sua umanità santissima l’unzione dello Spirito Santo per la consacrazione messianica, mentre la voce del Padre, come tuono possente, Lo rivela Suo Figlio diletto, nel quale ha riposto ogni Sua compiacenza. Con l’apparire del nuovo Adamo, nell’assoluta perfezione della natura umana assunta dal Verbo, si manifesta visibilmente la Trinità indivisibile, che in Lui è scesa sulla terra alla ricerca della pecorella smarrita onde ricondurla in quel gaudio ineffabile che è la Sua vita, eterna e incessante circolazione d’amore. Gli angeli s’inchinano attoniti, velandosi il volto, dinanzi a quel corpo già soffuso di luce divina, a preannunciare il fulgore della Trasfigurazione e la gloria della Risurrezione.

Quella stessa umanità, inseparabile dalla divinità, dopo essere stata inchiodata alla croce e aver effuso tutto il proprio sangue in remissione di tutti i peccati, una volta uscita dal sepolcro vittoriosa sulla morte e ascesa alla destra del Padre sarà sorgente dello Spirito Santo per tutti coloro che, con la fede e il Battesimo, le saranno incorporati, rinascendo così dall’acqua e dallo Spirito: «A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 12). Chi non è rinato dall’alto non può entrare nel Regno di Dio e nemmeno vederlo (cf. Gv 3, 3.5): «Ciò che è nato dalla carne è carne e ciò che nato dallo Spirito è Spirito» (Gv 3, 6); sono due generazioni diverse che si pongono su piani distinti. Noi abbiamo ricevuto nel nostro essere, per una grazia inestimabile, la vita soprannaturale, la partecipazione della natura divina (cf. 2 Pt 1, 4): «Guardate quale grande amore ci ha dato il Padre, tanto che fossimo chiamati figli di Dio – e lo siamo!» (1 Gv 3, 1). Ognuno di noi, allora, nella misura in cui vive effettivamente in Gesù, può sentirsi dire da Lui: «Tu sei il Figlio mio amato: in te mi sono compiaciuto».

Il Figlio di Dio si è fatto figlio dell’uomo – assicura sant’Ireneo – perché i figli dell’uomo potessero diventare figli di Dio. Egli ci rende partecipi di ciò che è Suo: «La gloria che hai dato a me, io l’ho data a loro» (Gv 17, 22). Ma questo è impossibile a chi non accoglie la Sua verità e la Sua grazia: «Quanti sono secondo la carne pensano le cose della carne, quanti sono secondo lo Spirito pensano le cose dello Spirito. Ora, il pensiero carnale è morte, mentre il pensiero spirituale è vita e pace. Poiché il pensiero carnale è nemico a Dio: infatti non si sottomette alla legge di Dio – e in effetti non ne è capace. Quanti sono nella carne non possono piacere a Dio. Ma voi non siete nella carne, bensì nello Spirito, se è vero che lo Spirito di Dio abita in voi. Se uno non ha lo Spirito di Cristo, costui non gli appartiene» (Rm 8, 5-9). È un fatto inoppugnabile: gli uni e gli altri si trovano in due condizioni radicalmente opposte, la corruzione dell’uomo decaduto e la santità ontologica di chi è inabitato dallo Spirito Santo.

Certo, non viviamo ancora in modo pienamente conforme a ciò che siamo diventati nel Battesimo. Per questo la vita cristiana è anzitutto un continuo combattimento contro il diavolo e il peccato, che ha lasciato in noi le sue tracce con le tendenze cattive e l’inclinazione al male. Tutto il nostro sforzo consiste allora nell’attualizzare il mistero battesimale con l’aiuto della grazia: far morire l’uomo vecchio, crocifisso e sepolto con Cristo, per poter realmente camminare in novità di vita (cf. Rm 6, 3-4). È questa la straordinaria realtà che ci è stata donata; chi non crede nel Figlio di Dio e non gli è incorporato non la possiede, ma nessuno gli impedisce di convertirsi sinceramente e di ricevere i Sacramenti per divenire partecipe di questo immenso tesoro. O forse sì, qualcuno potrebbe in effetti impedirglielo, illudendolo che le credenze siano tutte equivalenti e che si possa vivere in modo gradito a Dio anche senza la grazia santificante, di cui dispongono soltanto quei battezzati che sono, appunto, in stato di grazia. È la più subdola e malvagia perfidia nei confronti di chi non è cristiano: negargli la possibilità di scoprire il Regno di Dio e di ottenere la vita eterna. Una perfidia diabolica.

Se uno ama il Cristo, sputa in faccia al demonio e a chi lo serve; così facevano i Santi, tanto da incorrere a volte in incresciosi equivoci, quando credevano che fosse il diavolo ad apparire loro sotto mentite spoglie. Ma nel nostro caso non c’è pericolo di sbagliarsi: è fin troppo chiaro dove sta e per mezzo di chi parla e agisce. Manteniamo i nervi saldi e lucida la mente, così da rimanere imperturbabili di fronte al grottesco carosello dell’apostasia. «Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo»: sono parole della Vergine a Mélanie Giraud (La Salette, 1846). D’altronde è cominciato il conto alla rovescia; il 2017 è alle porte. Se non sparano adesso le ultime cartucce, quando lo faranno, poveretti? Lasciamoli fare, prima o poi le esauriranno. Per quanto ci riguarda, procediamo sicuri sotto il vincastro del Buon Pastore, rapiti dall’amore della Madre celeste e insensibili a tutto il resto; è verità di Cristo in noi che questo vanto non sarà per noi annullato (cf. Sal 22, 4; 2 Cor 11, 10).

Chi potrà narrare le tue grandezze, o Vergine? Chi «farà udire tutte le tue lodi» (cf. Sal 105, 2), o Figlia di Dio? Sei diventata Madre di Dio; hai unito la mente a Dio; hai unito Dio a una carne; hai reso Dio figlio dell’uomo e l’uomo figlio di Dio; hai riconciliato il mondo col Creatore del mondo […]. Ci hai concesso di vedere l’Invisibile in forma e sembianze umane anche con gli stessi sensi, e di toccare nella materia l’Immateriale e l’Intangibile. Hai nutrito col nostro cibo proprio colui che nutre gli angeli; e per mezzo di lui che nutre gli angeli hai nutrito noi con un cibo davvero celeste e puro. Hai costituito gli uomini familiari con gli angeli, o piuttosto li hai favoriti di doni ancor più grandi, avendo concepito da Spirito Santo e partorito mirabilmente il Dio-uomo, rendendo in modo ineffabile la natura umana connaturale alla natura divina e, per così dire, uguale a Dio (Gregorio Palamas, Omelie, 53, 62-63).
 

sabato 2 gennaio 2016


Nulla è impossibile a Dio

 
E il Verbo si fece carne… Gli fu messo nome Gesù (Gv 1, 14; Lc 2, 21).

La Persona divina che, in virtù del dono totale e incessante che il Padre fa da sempre di se stesso, dall’eternità sussiste nella Trinità santissima come Figlio, per opera dello Spirito Santo ha preso dalla Vergine Maria un’umanità come la nostra, ma pura da qualsiasi macchia di peccato come quella di Colei che L’ha messo al mondo. Il Santo dei Santi non poteva assumere nulla che fosse anche solo minimamente contaminato; la Sua natura umana è quella uscita dalle mani di Dio alle origini, così che è stato chiamato secondo Adamo (cf. 1 Cor 15, 45.47), mentre la Chiesa contempla in Lui il principio della nuova creazione – ovvero il proprio stesso principio. Soltanto in Lui, quindi, conosciamo l’uomo qual è veramente nella sua autentica identità e ne scopriamo l’altissima vocazione a condividere, in Cristo, la vita divina.

Non è dunque con uno sguardo dal basso che possiamo comprendere l’essere umano, né tanto meno risolvere la terribile crisi morale e spirituale in cui si dibatte l’uomo moderno, il quale, quanto più si dimena nella ragnatela mortale in cui le sue stesse idee lo hanno catturato, tanto più vi si avviluppa fino allo sfinimento. È a Gesù che bisogna portarlo: ma non a quello strano e ridicolo personaggio che gli presentano da decenni e che non interessa più nemmeno ai bambini, bensì al Cristo reale con la Sua parola vigorosa e la Sua esigente misericordia. Una persona sensata non sa che farsene di qualcuno che, da un lato, ti ricorda sì che certe azioni sono peccato, invitandoti ad essere buono, ma dall’altro ti scusa sempre e comunque perché ti perdona anche se non sei pentito e non ne senti alcun bisogno… Perché complicarsi la vita così? Tanto vale fare a meno della religione, specie se si tratta di una religione che cambia precetti e dottrine ogni cinquant’anni.

Gesù: è la forma affettuosa e familiare di un nome dal significato sovrumano. Il Signore è salvezza: Egli stesso è Dio e, al contempo, la salvezza da Lui concessa a chi Lo riconosce Salvatore e, con l’aiuto della Sua grazia, cambia vita, abbandonando il cammino di prima e imboccando un nuovo sentiero, quello dei Suoi comandamenti. Tutti e dieci quelli del Decalogo, beninteso, come da Lui interpretati nel santo Vangelo e portati a compimento nel duplice precetto della carità (cf. Mt 22, 36-40); come spiegati e insegnati dalla Chiesa in duemila anni di costante Magistero guidato dallo Spirito Santo (cf. Gv 16, 13-15). L’insegnamento morale non arriva – come sostiene qualcuno – soltanto dopo l’annuncio della fede, ma va proposto fin dall’inizio con l’annuncio stesso, dal quale è inseparabile. Che senso avrebbe proclamare che il Figlio di Dio ha espiato i peccati degli uomini con la morte di croce, senza identificare chiaramente i primi e spronare i secondi a rinunciarvi?

Di fatto, oltretutto, quel dopo non arriva mai. I santi Comandamenti di Dio non sono più insegnati; il catechismo – si ripete ai candidati in quel sistema di indottrinamento che sono i corsi diocesani di formazione – deve essere un gioco; a Messa bambini e ragazzi devono andare solo se ne hanno voglia. Ma quel teatrino cui è ridotto il santo Sacrificio, al massimo, funziona fino ai dieci anni; passata quell’età i ragazzini scappano inorriditi o, se vi rimangono obbligati, provano a rendere più sopportabile la noia con lazzi e facezie che è bene non sentire e tanto meno ripetere. Ciononostante i buoni catechisti, grazie alla deformazione mentale indotta dai corsi diocesani, si affannano a cercare nuovi modi di coinvolgerli, industriandosi ad arricchire il teatrino di ulteriori trovate che, nelle loro intenzioni, dovrebbero lasciarli senza fiato. Fortuna che, adesso, c’è anche il disco di Francesco, ultima pop star del momento…

Così questa società un tempo cristiana, priva di guida e di luce, sprofonda inesorabilmente in una barbarie peggiore di quella antica. Prima dell’avvento di Cristo la civiltà, sia pure afflitta dal male di gravi errori e abusi, trasmetteva tuttavia alle nuove generazioni quanto il lume della ragione le consentiva di riconoscere. Ora, a scuola, si insegna a dividere i rifiuti e ci si profonde sui sistemi di riciclaggio; si direbbe che non ci fosse di meglio da offrire ai giovani, i quali poi – giustamente – detestano gli adulti e, nella loro invincibile diffidenza, si rinchiudono nel loro mondo virtuale, che peraltro è fabbricato da quegli stessi adulti che, pur detestati, funzionano da distributori di articoli di consumo. In una solitudine invalicabile e in una realtà retta da una selvaggia legge di sopravvivenza, le speranze del nostro futuro affogano la propria disperazione in droga, alcool, pornografia, impurità, sregolatezza e pratiche occulte… Lo sappiamo da decenni, ma che possiamo farci? «Non possiamo mica – mi disse una volta un genitore – tenerli sotto una campana di vetro». Piuttosto che prendere il tempo di parlare con loro, continuate a regalare cellulari.

Come il vecchio Diogene, anche noi, oggi, cerchiamo l’uomo. Quello contemporaneo, nella sua torva quanto stolta autoesaltazione, non sa più chi è; al massimo, pensa di essere un derivato della scimmia. La parabola della civiltà moderna, dopo aver espulso Dio dalla vita e dal pensiero, si conclude miseramente con la negazione dell’uomo stesso, in un’orgia di nichilismo irrazionale. In un contesto simile, il Bambino che è appena venuto al mondo va immediatamente eliminato: è un tacito rimprovero e una minaccia inerme. Novelli Erode si accaniscono contro il presepio e quel poco che resta di pubblico nella tradizione cristiana. Ma quell’esserino innocente e puro, nuovo inizio della storia umana, ci tende ancora le mani sorridente, conoscendo fin troppo bene i nostri cuori di pietra. Sarà dura risalire la china, ma quel Piccolo è Dio – e nulla Gli è impossibile. Colei che L’ha generato ne è la prova vivente e ce Lo porge ancora con smisurato amore, perché, nonostante le bestemmie, ci è pur sempre Madre.